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Prato, i corrieri della Manila scioperano: «Anche 140 consegne al giorno»

di Sara Venchiarutti
Domani i lavoratori faranno anche un presidio: «Abbiamo chiesto al dirigenti di venire per un confronto
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Domani i lavoratori faranno anche un presidio: «Abbiamo chiesto al dirigenti di venire per un confronto

Braccia incrociate per le ditte appaltatrici di Gls. Arrighetti (Cgil): «Carico di lavoro insostenibile. Da rivedere anche il contratto»

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PRATO. Le consegne da fare - denuncia il sindacato - possono arrivare anche a 120,140 al giorno. Così i lavoratori spesso sono costretti a premere il pedale dell’acceleratore, pur di fare tutto in tempo.

«Per un ritmo umano – sostiene Barbara Arrighetti, funzionaria della Filt (Federazione italiana lavoratori trasporti) Cgil Prato – bisognerebbe scendere a circa 80-90 consegne quotidiane. Soprattutto con un contratto in cui non viene pagato lo straordinario».

Le nove ore di lavoro passano in fretta, e a volte «i ragazzi ci raccontano – continua Arrighetti – che saltano la pausa pranzo obbligatoria di 30 minuti, la fanno sul furgone a causa della quantità di consegne da portare a termine, mangiano il panino mentre guidano».

Ecco perché per domani e martedì i lavoratori - una quindicina - della Manila srl, l’azienda di via delle Fonti appaltatrice del gruppo Gls, hanno proclamato lo sciopero. Alle spalle c’è già lo stato di agitazione, durato poco più di una settimana, e un incontro a maggio con l’azienda. Ma ancora «nessuna risposta da parte loro», sottolinea il sindacato.

«Come prima cosa – spiega Arrighetti – chiederemo all’azienda un calo dei carichi di lavoro, perché continuare così è impensabile. Ora poi, con il periodo delle ferie, non so come potrà essere organizzato il lavoro. Di conseguenza chiediamo che anche l’orario sia gestito in modo che le consegne possano essere portate a termine entro le 9 ore al giorno, senza però correre come matti».

Ma da risistemare, e anche questo sarà messo sul tavolo, è anche il contratto, «soprattutto – spiega la sindacalista – per la malattia, corrisposta al 50% della paga giornaliera: bisognerà fare un accordo importante». Il problema sta anche nel fatto che «non c’è un limite di consegne, dipende dal lavoratore, che copre la propria zona. I numeri sono comunque molto alti».

Ed è ovvio, meno consegne si portano a termine, peggio è. «Anche se a volte – sottolinea la sindacalista – è impossibile terminarle tutte: capita che le persone non siano in casa, e poi quando bisogna portare i pacchi a un esercente, bisogna adeguarsi all’orario di apertura del negozio».

C’è poi un’altra questione, legata soprattutto all’organizzazione del lavoro: «Adesso i lavoratori – spiega Arrighetti – devono entrare alle 8, come deciso dall’azienda. In questo modo gli ultimi ritiri, cioè il giro obbligatorio dei clienti che hanno bisogno di far spedire qualcosa, possono arrivare anche alle 17. In questo modo prima delle 18-18.30 non si riesce mai a finire il turno. Prima invece si poteva cominciare prima, e in questo modo si rusciva a finire a un’ora decente, verso le 16.30».

Durante lo sciopero ci sarà anche un vero e proprio presidio: «Abbiamo chiesto al dirigente dell’azienda di partecipare e di venire a parlare con i lavoratori per trovare un accordo: i lavoratori – conclude la Cgil – vogliono essere ascoltati, non creare danni all’azienda».


 

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