Gioco
Hub tessile a Prato: a gennaio il cantiere. Previste cinquanta assunzioni
L’impianto si occuperà di lavorazione e smaltimento degli scarti. Il centro permetterà di trattare 34. 000 tonnellate di rifiuti tessili l’anno, riciclandone almeno il 94%
PRATO. La prima pietra sarà posata a gennaio 2024. Sì avvicina, così, il momento della realizzazione del centro che si dovrà occupare della lavorazione e smaltimento degli scarti tessili, nella zona di Paperino a sud di Prato. Oramai è un fatto di pochi mesi. Lo assicura Nicola Ciolini, nominato adesso vicepresidente della MultiutilIty che nasce dalla fusione della società pubbliche di Alia, Publiacqua e Consiag.
La prima grande società toscana dei servizi pubblici prende forma e l’Hub tessile, una previsione di spesa di oltre 18 milioni di euro con il finanziamento di oltre 3 milioni provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, si avvia a mettere mano su uno dei settori strategici per le aziende del distretto tessile pratese, quello appunto degli scarti di lavorazione provenienti dalle industrie del tessuto.
Prato, dopo aver adottato il piano “Circular City” cerca di portare il distretto produttivo verso una maggiore autosufficienza nel settore degli scarti produttivi, e fra le questioni più importanti viene a trovarsi proprio quello del riuso delle materie prime seconde. L’Hub tessile servirà proprio a questo, garantiscono i referenti delle società pubbliche, che permetterà di trattare 34. 000 tonnellate di rifiuti tessili l’anno, riciclandone almeno il 94%. I tempi sono stretti. Mentre la Via (valutazione di impatto ambientale) è ad ora sempre assoggettata al Comune di Prato e devono essere compiuti gli atti di cessione del terreno sul quale deve sorgere il nuovo impianto, il cofinanziamento del Pnrr non permetterà di andare troppo in avanti con i tempi. Entro il 2026 tutto dovrà essere realizzato, contabilizzato e rendicontato.
Quello pratese è il polo tessile più grande d’Italia: con le sue 3. 500 imprese occupa circa 19mila addetti, pari al 16% del totale nazionale e rappresenta da solo il 3% della produzione europea del settore. Un’industria che, insieme al settore della moda, genera un valore di 1, 5 miliardi di euro (pari al 15% dell’esportazione tessile nazionale, ndr) . «Siamo alle ultime fasi di valutazione e analisi progettuale – precisa Nicola Ciolini – e entro gennaio 2024 devono partire i lavori di realizzazione del centro di riciclo».
Quello di Prato, una volta ultimato e messo in lavorazione, sarà il principale hub tessile nazionale e dovrà diventare un polo tecnologico e operativo del riciclo degli scarti di produzione a livello europeo. Per la messa in funzione del centro che nascerà nella zona di Paperino si prevede l’assunzione di una cinquantina di persone, dove saranno utilizzati moderni sistemi automatici per la cernita e lo smistamento del materiale da recupero e degli scarti in ingresso.
Per il momento, la fase di progettazione prevede la realizzazione di sistemi pilota per la separazione dei materiali tessili complessi (tessuti misti ed elastomeri).
E la realizzazione dell’hub tessile potrebbe aprire nuove aspettative sul fronte dell’economia circolare e sul riuso dei materiali affrontando anche una sfida tecnologica importante in tema di sostenibilità ambientale.
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