Il Tirreno

Prato

L’asta

Parkinson e disturbi alimentari, al Centro Pecci l’arte è cura non solo dell’anima

di Ilenia Reali
Michela Gaito responsabile Fundraising e Sviluppo, il direttore del Centro Pecci Stefano Collicelli Cagol e Costanza Mirto Project Management Events
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Michela Gaito responsabile Fundraising e Sviluppo, il direttore del Centro Pecci Stefano Collicelli Cagol e Costanza Mirto Project Management Events

Prato, il direttore: «È più che un museo, è un Centro da vivere e da frequentare»

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PRATO.  Lo sfondo della foto è un’opera a corredo di quest’articolo è realizzata da un artista speciale. È persona con il Parkinson ed è solo una delle tele esposte in una delle sale del Centro Pecci e che il 31 maggio sarà battuta all’asta durante un cena di beneficenza altrettanto speciale. Battitore sarà Fabrizio Moretti, pratese tra gli antiquari più apprezzati al mondo con la collaborazione del critico d’arte Francesco Bonami. Il ricavato della cena (le prenotazioni sono ancora aperte) e della vendita delle opere, dai colori sgargianti che escono da mani e cuori che sembrano aver dimenticato la sofferenza tranne in rare eccezioni o in piccoli tasselli delle straordinarie opere, serviranno a finanziare una stagione di nuove attività proprio dedicate a chi ha il Parkinson e ai loro familiari. Un programma ludico e terapeutico per stimolare i sensi e aumentare le capacità motorie. Si svolgeranno da ottobre dentro le sale del Pecci, ricoperte di una calda moquette color cotto, grazie alla collaborazione con la fondazione Fresco.

Un progetto che rientra in una rete di iniziative complementari che puntano a rendere il Centro Pecci, non solo Museo ma protagonista delle iniziative di crescita della città. Un luogo di eccellenza e all’avanguardia nello sviluppare il pensiero e la capacità di analisi rendendo i fruitori capaci di interpretare il futuro con anticipo. «Importante ancora di più a Prato – commenta il direttore Stefano Collicelli Cagol – che deve con i suoi campionari tessili, come mi raccontava Giuliano Gori (imprenditore e collezionista, sua Villa di Celle ndr) anticipare la moda e quindi le tendenze. Anche del pensiero».

Un ruolo che è sempre stato del Museo come raccontano le opere della mostra permanente che ora si può visitare ma che il direttore punta a rendere ancora più alla portata di tutti recuperando chi un tempo frequentava il Pecci e chi invece lo “incontrerà” per la prima volta. «Sono quattromila metri quadrati – dice – che vogliamo mettere a disposizione del territorio che, qui, potrà organizzare eventi, partecipare a incontri, venire al cinema, aderire alle nostre iniziative. Abbiamo una serie di relazioni, ad esempio, con le scuole. Vado alle loro iniziative, vengono qui. Ci serve per farci conoscere ma anche per capire che cosa si aspettano: parliamo di musica, di lettura, di podcast. Ora i giovani hanno una forte attenzione per il noir, è una reazione a un mondo sempre più difficile da interpretare. Non temono di addentrarsi in questo spazio più oscuro della mente. Con la pandemia, del resto, abbiamo avuto un incremento di autolesionismo, problemi alimentari di depressione. E per questo stiamo avendo rapporti molto proficui con la Asl per attivare laboratori per adolescenti. Già ne facciamo per adulti e siamo contenti che l’azienda sanitaria abbia deciso di allargare questa attività».

Tra le iniziative già in essere anche il progetto “Mille giorni” con donne in stato avanzato di gravidanza e i bimbi da 0 a 3 anni. «È un periodo fondamentale per la percezione della realtà con cui ci confronteremo da adulti. Avere la possibilità di rapportarsi con l’arte è straordinario, proprio questi sono gli anni in cui è fondamentale come siamo seguiti. È l’unico progetto in Italia di questo tipo. Inoltre lavoriamo con i malati di Alzheimer, con le associazioni nazionali per le persone cieche e sorde».

«Per i malati di Parkinson – aggiunge – attiveremo un nuovo percorso che avrà una serie di laboratori creativi ma anche momenti di danza all’interno dell’allestimento della collezione permanente. Sarà aperto anche ai familiari con attività collaterali».

In generale il Pecci cercherà di aprirsi, di essere fulcro di incontri. «Per fare - conclude il direttore – delle cose insieme in un luogo unico e speciale. La creatività è dimostrato fa reagire agli stimoli e rispondere meglio ai momenti di difficoltà».
 

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