Il Tirreno

Prato

Il caso

Barista sfregiata a Prato, restano in carcere ex fidanzato e presunto complice

di Paolo Nencioni
Barista sfregiata a Prato, restano in carcere ex fidanzato e presunto complice

Il Tribunale del riesame ha respinto i ricorsi dei due avvocati difensori

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PRATO. Il Tribunale del riesame di Firenze ha sciolto ieri la riserva sulle posizioni di Emiliano Laurini e Mattia Schininà, rispettivamente l’ex fidanzato di Martina Mucci, accusato di aver ordinato il brutale pestaggio della ragazza, lo scorso 21 febbraio, e il presunto intermediario accusato di aver messo in contatto Laurini coi due esecutori materiali dell’aggressione, il diciottenne Kevin Mingoia e un sedicenne, entrambi di Scandicci. Il Riesame ha respinto i ricorsi presentati dagli avvocati Edoardo Burelli e Michele Savarese per Laurini e Schininà: i due restano dunque in carcere.

L’ex fidanzato e il presunto intermediario sono stati arrestati lo scorso 24 aprile dalla squadra mobile della polizia in seguito alle indagini condotte dal sostituto procuratore Valentina Cosci sull’aggressione a Martina Mucci, avvenuta sulla soglia dell’abitazione dove la ventottenne vive con la madre, in via della Fonderia. La giovane riportò la frattura del setto nasale, tagli sulla testa e una sfregio forse permanente sul volto.

Gli avvocati di Kevin Mingoia, Alessandra Mattei e Antonio Bertei, avevano rinunciato a presentare il ricorso al Tribunale del riesame, mentre l’avvocato Savarese, che assiste Schininà, nel tentativo di scagionare il suo cliente, ha prodotto i testi delle intercettazioni realizzate in Questura nella stanza dove erano stati messi Laurini, Mingoia e lo stesso Schininà.

«Guardami in faccia mentre mi arrestano perché io non ho fatto un cazzo» dice Schininà a Mingoia, che replica: «Nemmeno io c’entro nulla».

«Io so solo una cosa – dice ancora Schininà – che sono tirato in una cosa che io non avrei mai pensato di essere tirato, mi stanno dicendo che io so chi è questo ragazzo che stanno cercando (il sedicenne che poi si costituirà, ndr). Ma tu guarda come mi devo rovinare per quest’altro pezzo di merda».

E poi rivolgendosi a Laurini: «Visto che sembri così coraggioso, diglielo che io non c’entro un cazzo in questa storia». A questo punto Schininà chiede di parlare col dirigente della Mobile, mentre Mingoia cerca di rassicurarlo dicendo che tanto lui non c’entra nulla.
 

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