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Prato, “L’altra Calafuria” getta la spugna dopo 23 anni in piazzetta Lippi

di Maria Lardara
Prato, “L’altra Calafuria” getta la spugna dopo 23 anni in piazzetta Lippi

Il titolare: «Non si può lavorare solo due giorni alla settimana»

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PRATO. Era l’alba del nuovo millennio, c’era ancora la lira e con 250 milioni delle vecchie lire Paolo Taglioni aprì il suo quarto ristorante a Prato. Mezzo secolo della propria vita speso dietro i fornelli, un grande amore per centro storico: il primo ristorante fu il “Bacchino” in viale Veneto, il quarto “L’altra Calafuria” che ha chiuso i battenti nei giorni scorsi in piazza Lippi.

Con quel nome che faceva pensare subito alla costa di Livorno, Taglioni portava i sapori del mare in quel di Prato. Dopo 23 anni, è arrivato il momento di tirare giù la serranda. L’età c’entra poco perché fosse stato per Paolo la vita di ristoratore sarebbe andata avanti. «Ma non si può lavorare solo due giorni a settimana, il venerdì e il sabato. Prima la pandemia ci ha messo in ginocchio costringendoci a stare chiusi per tanto tempo, poi i rincari delle materie prime e della bollette. Per non parlare della Tari, aumentata del 20 per cento».

Il ristoratore sta finendo di smontare tutta l’attrezzatura da cucina. «Ho provato a vendere ma sembra che a nessuno interessi l’attività».

Non sono tempi facili per la ristorazione: in via dei Cimatori ha chiuso negli ultimi mesi anche “Ardengo”. Ma quando si parla di piazza Lippi si tocca un tasto dolente: il decoro della zona con la promessa di una riqualificazione da parte dell’amministrazione comunale che finora è rimasta tale. Una piazza ridotta spesso a un parcheggio selvaggio di auto (lo stesso ristorante si ritrovava perennemente i motorini parcheggiati davanti al gazebo) intorno a cui botteghe storiche come il pastificio “Ferraboschi”, “Mia Macelleria” e i banchi sotto le logge convivono con numerose attività etniche.

«Siamo dispiaciuti per la perdita di un’attività storica – sottolinea l’ortolano Riccardo Taiti – Avevo iniziato la mia attività nel 2000, praticamente nello stesso periodo in cui apriva il ristorante. Ora temiamo la desertificazione di questa piazza». Non che manchi il giro di clientela al mercato, anzi. Il punto è un altro. Lo spiega Ottavio Bucci del banco di abbigliamento: «Qui non ci sono più attività attrattive».


 

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