Il Tirreno

Prato

Il delitto

Ucciso e dato alle fiamme a Prato, arrestato il coinquilino. Dall’arma ai depistaggi, i misteri sulla morte di Samuel

di Paolo Nencioni
Ucciso e dato alle fiamme a Prato, arrestato il coinquilino. Dall’arma ai depistaggi, i misteri sulla morte di Samuel

La polizia esclude che il killer abbia utilizzato un’arma da fuoco. L’uomo fermato avrebbe anche tentato di sviare le indagini inviando foto ai parenti. L’identificazione della vittima è avvenuta grazie ai tatuaggi, in particolare la scritta “Noemi”

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PRATO. Lo cercavano da 18 giorni e alla fine l’hanno trovato morto, non distante dal cimitero della Misericordia, il corpo mezzo bruciato, ma non abbastanza da impedirne l’identificazione.

È stata una fine orribile quella di Said Jaador, detto Samuel, un marocchino di 36 anni, il cui corpo senza vita è stato trovato mercoledì mattina all’interno di una casa in ristrutturazione nel primo tratto di via di San Paolo. La morte risale verosimilmente a tre settimane prima e il presunto assassino è già in carcere. Si tratta di un connazionale cinquantenne di cui al momento non è stato reso noto il nome.

I poliziotti della squadra mobile lo tenevano d’occhio da qualche giorno e quando è stato trovato il corpo di Said hanno fatto due più due, facendo scattare un fermo con l’accusa di omicidio volontario dopo aver avvisato il sostituto Alessia La Placa, titolare delle indagini.

Secondo la polizia Said Jaador non è stato ucciso lì, ma forse all’interno della stanza in subaffitto che divideva con quello che sarebbe diventato il suo killer e che successivamente lo avrebbe trascinato nella casa abbandonata. Sul movente dell’omicidio al momento non è emerso nulla di preciso. Qualcosa di più si saprà se il cinquantenne ora in una cella della Dogaia deciderà di parlare.

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche quella che lo stesso assassino abbia inviato ai parenti di Said, nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa, foto di terreni incolti o di case abbandonate, come per suggerire che il corpo fosse lì. Ma mai una foto del posto dove è stato effettivamente trovato.

Il cadavere del trentaseienne era in avanzato stato di decomposizione, in parte bruciato e con vistose ferite lacero-contuse. Al momento la polizia esclude soltanto che sia stato ucciso con un’arma da fuoco, ma non si può escludere un’arma da taglio. Ai fini delle indagini non cambia molto.

Jaador è stato identificato anche grazie ai tatuaggi che portava sulle braccia, in particolare sull'avambraccio destro la scritta "Noemi" in italiano e in arabo, una rosa con spada sul braccio destro, una pistola sull’avambraccio sinistro. Tutti particolari che erano stati forniti dall’ex moglie e dai parenti lo scorso 21 aprile, quando era stata denunciata la scomparsa dell’uomo. L’ex moglie ha detto di averlo sentito l’ultima volta al telefono la mattina del 18 aprile, poi più niente. Ha continuato a chiamare ma dal telefono cellulare non è arrivata nessuna risposta.

I genitori della donna erano venuti a Prato per cercarlo, senza successo, e i familiari di Said si erano rivolti anche alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Ma quel cellulare che è rimasto muto potrebbe aver portato gli investigatori sulla pista giusta, grazie alle celle agganciate prima di morire insieme al suo proprietario.

Il presunto omicida, come detto, è un cinquantenne che fino ad aprile ha diviso con Said Jaador una stanza in subaffitto non distante da dove è stato trovato il corpo. La polizia ha spiegato che l’uomo ha importanti precedenti penali per spaccio di droga, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, lesioni, percosse, danneggiamento e norme in materia di immigrazione. Insomma, mezzo Codice penale che, nel caso fosse davvero lui l’omicida, gli garantirebbero una lunga permanenza alla Dogaia.


 

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