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Prato

Il caso

Droga e truffa, la parrocchia della Castellina chiede i danni all’ex parroco

di Ilenia Reali
Droga e truffa, la parrocchia della Castellina chiede i danni all’ex parroco

Don Spagnesi ha già patteggiato per importazione e spaccio di droga e truffa. Don Serafino, attuale guida spirituale: «Ma vorrei si arrivasse a un accordo»

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PRATO. «Sì, è partita una richiesta danni nei confronti di don Francesco Spagnesi, l’ha predisposta il consiglio affari economici della parrocchia, io l’ho formalmente avallata appena sono arrivato: il parroco ne è il presidente. Di fatto la decisione era già stata presa», a confermare la notizia di una causa civile nei confronti dell’ex parroco, come anticipato da Notizie di Prato, è il parroco della Castellina don Serafino Romeo. Don Spagnesi aveva già patteggiato 3 anni e 8 mesi per importazione e spaccio di droga, appropriazione indebita e truffa ai danni dei fedeli. E proprio per questa truffa, calcolata durante l’indagine in 180mila euro, la parrocchia intende rivalersi su don Francesco che utilizzò almeno una parte delle offerte dei fedeli per acquistare Gbl, la famosa droga utilizzata in festini a casa del compagno, Alessio Regina, anche lui uscito dal processo patteggiando 3 anni e 2 mesi. Una ventina i parrocchiani per i quali era stata ricostruita la truffa e a cui don Spagnesi, per anni stimatissimo parroco dell’Annunciazione, una delle parrocchie più ricche della città, chiedeva di versare soldi su una carta prepagata con lo scopo di aiutare famiglie bisognose ma che in realtà servivano per la droga e i festini hard. Dopo il patteggiamento e la volontà di don Francesco, 42 anni, di ricominciare da capo (frequenta la facoltà di medicina interrotta quando era poco più che ventenne) sembra solida ma le conseguenze di quel periodo di difficoltà non può essere messo alle spalle.

Nella parrocchia la ferita è ancora aperta nonostante con l’arrivo di don Serafino i fedeli siano tornati in chiesa, per un periodo le celebrazioni erano quasi vuote, e questo lo dimostra la volontà di rivalersi dal punto di vista del danno. L’affetto di numerosi fedeli per don Francesco non è però venuto meno. «La parrocchia – è don Serafino a parlarne – è tranquilla. Mi sento di dire che oggi la rabbia, tranne in alcuni casi, è rientrata. Don Francesco non è stato perdonato per quello che ha fatto ma molti hanno una comprensione per la persona, per la fragilità di quel periodo. Chi lo ha conosciuto e lo ha stimato ha ancora dell’affetto».

Don Serafino glissa sulla decisione di richiedere i danni («Dal punto di vista legale è giusto») ma non nasconde che vorrebbe chiudere questa vicenda in modo diverso. «Vorrei – dice – con l’aiuto del vescovo arrivare a una mediazione, trovare un punto di incontro. Ce lo chiede la fede». Don Francesco sta sostenendo il processo canonico. Non ha rinunciato al sacerdozio anche se questo interromperebbe la necessità di farsi giudicare. La riduzione allo stato laicale non è stata una sua richiesta, almeno finora: è evidente che una decisione così definitiva, anche se con vantaggi legati a velocizzare il percorso verso una nuova vita, sia sofferta e complessa.

I poliziotti trovarono nell’auto di don Francesco e del compagno un pacco appena arrivato dall’Olanda con dentro la droga Gbl. Regina fu arrestato, mentre don Spagnesi fu indagato. E le indagini di lì a poco portarono alla luce una situazione che andava oltre ogni possibile immaginazione.

Don Spagnesi e il suo compagno vivevano in realtà una vita parallela fatta di droghe ed eccessi sessuali.

E in tutto questo c’erano il vorticoso giro di soldi con ammanchi nelle casse della parrocchia. Numerosi sarebbero stati anche gli uomini che contattati tramite i siti di incontri che sarebbero stati ospiti nei festini organizzati in una casa di Figline.

Nell’elenco stilato dagli investigatori comparivano, in base alle cronache dell’epoca, duecento nomi tra cui medici, infermieri, professionisti e bancari.


 

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