Sicurezza
Bimbo aspetta la visita per la diagnosi di autismo, ma per 4 mesi nessun appuntamento disponibile
Prato, per il Cup dell’Asl non c’erano possibilità. Ai genitori la condizione fu segnalata dalle insegnanti dell’asilo
PRATO. Illuminare il Castello dell’Imperatore di blu, com’è accaduto lo scorso 2 aprile in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, è relativamente facile: basta prendere qualche faretto e mandare un comunicato ai giornali. Un po’ più difficile è garantire le azioni concrete per rendere meno complicata la vita alle famiglie dove è presente un minore affetto da questo disturbo del sistema neurologico che compromette le interazioni sociali e spesso la comunicazione verbale.
Ce lo conferma una vicenda accaduta in una scuola materna di Prato, che è al tempo stesso un episodio ma anche la spia di un problema più generale.
L’involontario protagonista della storia è un bambino di 3 anni, figlio di genitori stranieri, che da settembre ha iniziato a frequentare la materna di cui non facciamo il nome su richiesta delle insegnanti. Sono state loro ad accorgersi che qualcosa non andava nel suo comportamento, sospettavano che fosse affetto da autismo e così hanno parlato coi genitori consigliando di chiedere una visita al pediatra.
Il medico intanto ha prescritto una visita dall’otorino, che ha escluso la sordità (è uno degli equivoci più ricorrenti: il bambino non risponde non perché sia autistico ma semplicemente perché non ci sente).
Il 1° ottobre il pediatra ha prescritto una visita specialistica dal neuropsichiatra, e da quel giorno è iniziata un’attesa infinita, perché si è scoperto che non era possibile avere un appuntamento. Non era semplicemente un problema di tempi lunghi: tutte le volte il Cup (Centro unico di prenotazione) dell’Asl Toscana Centro rispondeva che non c’era nessun appuntamento disponibile, nemmeno dopo un anno.
Le insegnanti della scuola materna, Nunzia Casaburi e Letizia Balbi, hanno pensato che forse si trattava solo di un problema di comprensione perché i genitori del bimbo non parlano molto bene l’italiano e si sono messe a disposizione per prenotare la visita, con lo stesso risultato.
«Io stessa ho chiamato numerose volte il Cup, per diverse settimane – racconta Nunzia Casaburi – ma non c’è stato niente da fare. Hanno sempre risposto che non c’erano appuntamenti disponibili»
A gennaio, visto che la situazione non si sbloccava, il pediatra ha fatto una seconda richiesta di visita urgente (entro 72 ore). Stessa risposta dal Cup: impossibile prenotare.
Il problema è stato dunque risolto in maniera “artigianale”. Visto che nella stessa classe c’è un altro bambino autistico che è in cura dalla neuropsichiatra Laura Succhielli, la famiglia è stata messa in contatto con la dottoressa, che ha inserito a mano il nome del figlio della coppia e a febbraio lo ha visitato, confermando la diagnosi di autismo. A quel punto erano già passati più di quattro mesi dalla prima richiesta del pediatra. «Fare queste visite è importante – commenta l’insegnante Nunzia – perché la certificazione di autismo è necessaria per ottenere un insegnante di sostegno. Da sole non ce la possiamo fare».
C’è il sospetto che ci sia un malfunzionamento nel sistema di prenotazione del Cup, soprattutto perché pare impossibile non trovare un appuntamento di fronte a una richiesta di prestazione urgente, come quella fatta dal pediatra.
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