Il Tirreno

Prato

Il progetto

In fuga da guerre e sfruttamento: sono i nuovi filatori e cenciaioli

di Maria Lardara
In fuga da guerre e sfruttamento: sono i nuovi filatori e cenciaioli

Prato, “Nei nostri panni” ha dato un’opportunità di lavoro a undici immigrati. Tra gli sponsor dell’iniziativa, alla ricerca di manodopera, c’è anche Gucci

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. A Kabul dava lavoro a 37 persone in una fabbrica di confezioni, a Prato una nuova pagina da scrivere con un tirocinio in filatura e una terza media in dirittura d’arrivo. Per Mahdi si apriranno a maggio le porte della filatura Omega, oltre mezzo secolo di storia in Vallata, ma il titolare Gabriele Innocenti sa già che farà strada quel padre di 37 anni, qui a Prato con la famiglia e un permesso per asilo politico. «Fra qualche mese lo vedo già come capo filatura ma una persona con il suo curriculum la vedo sprecata. Sono rimasto colpito da questo ragazzo preparato e con una solida cultura». Prima a lezione di sicurezza e poi il giovane afghano imparerà i ferri del mestiere. Mahdi, quello che confezionava abiti affiancato dalla moglie in un terra dove alle donne vengono negati i diritti, è fra gli undici inserimenti del progetto “Nei nostri panni” promosso dal Comune, dall’azienda Rifò e dalla Fondazione Opera Santa Rita che si occupa di cittadini stranieri che chiedono protezione internazionale. Metà di loro hanno denunciato di essere stati sfruttati, in Italia.

«Un’esperienza virtuosa – sottolinea l’assessore alla cittadinanza Simone Mangani – che risponde alla fame di formazione nel distretto. Questa seconda edizione del progetto è caratterizzata da un aumento importante del budget messo a disposizione delle aziende». Il finanziamento delle aziende è salito infatti da 30 a 100mila euro. Fra le new entry, un brand famoso come Gucci e alcune aziende del territorio: Milior, Manteco, Beste, Lanificio Bellucci, Filpucci, Gruppo Colle, Bisentino e Manifattura Big. Hanno preso parte al progetto anche 34 aziende aderenti alla filiera del Cardato Riciclato Pratese. La novità del progetto di quest’anno è che attraverso dei tirocini retribuiti di sei mesi (il contributo mensile sale da 500 a 900 euro) si potranno formare non solo aspiranti cenciaioli ma anche filatori per la gioia di chi, come Innocenti e i suoi colleghi, è alle prese con la ricerca di maestranze. «I nostri impianti viaggiano all’80 per cento di potenza produttiva – fa notare il titolare dell’Omega – e non raggiungono il massimo a causa della mancanza di manodopera». Arriva da Brasile, Iraq, Gambia, Nuova Guinea, Costa D’Avorio, Pakistan il gruppo di aspiranti quattro cenciaioli e sette filatori che dagli inizi di maggio si formerà in fabbrica: la metà proviene da situazioni di sfruttamento lavorativo. «L’anello debole del primo progetto era la retribuzione mensile del tirocinio – puntualizza Niccolò Cipriani di Rifò – Di qui l’importanza di aumentare a 900 euro per rendere più appetibile questo progetto». E così “Nei nostri panni” ha innescato un potente meccanismo di incrocio di domanda e offerta: le cinque figure inserite l’anno scorso sono state assunte a tempo indeterminato e hanno oggi un contratto d’affitto. I candidati vengono selezionati dal Comune e dal Santa Rita. «I ragazzi coinvolti l’anno scorso sono usciti dai percorsi di protezione», aggiunge la presidente di Opera Santa Rita Renza Sanesi. Per gli undici si spalancheranno i cancelli di filature, lavorazioni di cernita e produzione di materie prime tessili. Come quella Daniele Parretti, che ha fatto il colloquio a un ragazzo del Gambia. «Il cernitore che andremo a inserire diventerà il mio braccio destro».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web