Il Tirreno

Prato

Educazione alla diversità

Prato, al liceo Livi-Brunelleschi la “Carriera alias”: così lo studente può cambiare nome

di Elena Andreini
Prato, al liceo Livi-Brunelleschi la “Carriera alias”: così lo studente può cambiare nome

Si tratta della possibilità durante il periodo scolastico di garantire a chi è “in transizione di genere” un’identità idonea al momento che sta vivendo

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PRATO. La scuola come luogo di educazione e crescita nel rispetto di tutti e delle necessità di ciascun studente o studentessa. C’è questo, educazione, crescita, benessere e rispetto, alla base della scelta avviata da tre anni dall’Istituto superiore Carlo Livi di Prato di creare una Carriera Alias. Si tratta della possibilità durante il periodo scolastico di garantire alle studentesse e agli studenti “in transizione di genere” un’identità idonea al momento che stanno vivendo. Un percorso sostenuto oltre dalle famiglie, dai sanitari e quindi riconosciuto dalla scuola. Riguarda gli studenti del Livi, che comprende il liceo artistico Brunelleschi di Montemurlo e il liceo linguistico e scientifico Livi di Prato. La serietà del progetto è sostenuta da un regolamento curato dalla scuola, il primo di questo genere in città. Regolamento che garantisce «la possibilità di vivere – si legge nel testo – in un ambiente di studio sereno, attento alla tutela della privacy e della dignità dell’individuo, idoneo a favorire i rapporti interpersonali affinché siano improntati alla correttezza ed al reciproco rispetto delle libertà e dell'inviolabilità della persona».

«La decisione non è stata presa casualmente – spiega la preside Maria Grazia Ciambellotti – Questo aspetto è venuto fuori tre anni fa ed è legato a una storia particolare. Era una situazione seguita dai medici della Asl. Era un percorso che stava compiendo questa persona e c’era una richiesta di attenzione per essere riconosciuto con un alias non solo nella classe, ma da tutta la scuola». Questa persona che per prima ha dato il via a questo progetto, unico almeno tra le scuole di Prato, era quasi alla fine del percorso scolastico e grazie al sostegno dell’Istituto ha utilizzato un “alias” ovvero il nome diverso da quello dei documenti. «Nei documenti interni della scuola e soprattutto la parte del registro e del compito in classe abbiamo accolto il suo alias – spiega la dirigente Ciambellotti – chiarendo che non si può intervenire sugli aspetti formali. Così sia la pagella che il diploma quando è stato consegnato, contenevano il nome anagrafico. Ed è così fino a quando non interviene il Tribunale con un atto preciso e formale».

Anche se i documenti restano con il nome anagrafico fino al pronunciamento del Tribunale, è vero però che la persona che sta compiendo il percorso scolastico e si trova in transizione di genere con questo regolamento affronta il periodo di studio in modo più tranquillo. «I ragazzi devono sentirsi accolti e devono vivere la relazione con gli altri in modo sereno e se questo può aiutarli tanto meglio – spiega la preside – Con la prima persona che ha dato il via a questo percorso non ho avuto più contatti, ma ho saputo dai professori che la scelta e l’attuazione del regolamento ha avuto degli effetti benefici per la persona aumentando la propria tranquillità e migliorando il rendimento scolastico». La scuola pratese accoglie circa 2.100 studenti e studentesse in 96 classi con un totale di 250 docenti, quasi tutti d’accordo sulla scelta di avviare un regolamento Carriera Alias. «Il percorso è serio - precisa la dirigente Ciambellotti – Occorre sia presentata una richiesta da parte della famiglia suffragata da una documentazione medica. Poi si fanno incontri con i genitori e con i medici, è una riflessione a lungo temine, non è una richiesta accolta con leggerezza. In questo progetto tutti gli attori vengono coinvolti: dai genitori, ai medici proprio perché vogliamo sottolineare la serietà di tutto il percorso». Una scelta dettata dalla ricerca della tranquillità degli studenti. «Abbiamo fatto un ragionamento legato al benessere della persona, non tanto alla riflessione sull’argomento – spiega la preside – Ci siamo basati molto sulle necessità della persona e ho trovato il collegio docenti quasi totalmente d’accordo». Oggi, dopo quella prima esperienza di tre anni fa, ci sono state altre due richieste. «Il primo è già uscito dalla scuola – conclude Ciambellotti – e adesso abbiamo il secondo caso. Da parte loro e nostra c’è più consapevolezza e tranquillità».
 

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