Il Tirreno

Prato

L’inchiesta

La boss pratese della droga impone una “tassa” di un euro al grammo

La boss pratese della droga impone una “tassa” di un euro al grammo

I carabinieri hanno scoperto un gruppo di trafficanti che importava metamfetamina dalla Grecia e sfruttava la prostituzione: 35 arresti

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. C’è una donna cinese residente a Prato a capo di un gruppo criminale che è riuscito ad avere una sorta di monopolio sull’importazione di droghe sintetiche, prevalentemente dalla Grecia. Una donna che, in virtù della sua posizione di comando, avrebbe imposto una tassa di un euro per ogni grammo di droga in arrivo in Italia. Lo racconta un’indagine dei carabinieri di Roma, che in queste ore hanno dato esecuzione a 47 misure cautelari nei confronti di cinesi, filippini e italiani disposte dalla Direzione distrettuale antimafia: 19 in carcere, 16 agli arresti domiciliari, 12 divieti di dimora.

Si procede per associazione a delinquere finalizzata al traffico nazionale ed internazionale di sostanze stupefacenti (metamfetamina) e associazione a delinquere dedita allo sfruttamento della prostituzione.

Il Gip ha accolto le richieste avanzate dalla Dda nell'ambito di un'indagine condotta, da settembre 2021 a luglio 2022, dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Roma Centro che hanno raccolto e sviluppato le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia di nazionalità cinese.

Secondo gli inquirenti esisteva una “cellula madre” radicata a Prato e un'altra “cellula satellite” presente a Roma, entrambe capeggiate da donne cinesi dotate di una forte leadership sui loro complici e capaci di imporre rigide regole di comportamento. I carabinieri ipotizzano che l'organizzazione criminale detenesse un posto privilegiato nell'orbita delle associazioni dedite al traffico di stupefacenti poiché specializzata nell'importazione e distribuzione di droghe sintetiche nel cui ambito era consapevole di non intralciare gli interessi delle organizzazioni criminali locali. Il gruppo è sospettato di avere stabilito un solido canale di approvvigionamento con la Grecia potendo contare della presenza, sul territorio ellenico, di due connazionali cinesi capaci di far arrivare in Italia ingenti quantitativi di stupefacente attraverso corrieri, imbarcati su voli di linea, oppure tramite spedizioni postali internazionali: emblematico è un pacco intercettato dai carabinieri, destinato a Roma da Atene, contenente un peluche incartato in una confezione dotata di doppio rivestimento oppure un altro, in transito in Germania, all'interno del quale le autorità tedesche hanno rinvenuto dello shaboo nascosto in alcune confezioni di alimenti. Sono stati inoltre raccolti gravi elementi indiziari sul fatto che ogni consegna avvenisse sotto il controllo della capo cellula di Prato, vertice di fatto di tutta l'organizzazione, la quale, per i carichi diretti a Roma, aveva imposto, sia alla responsabile della cellula romana che ai fornitori cinesi presenti in Grecia, il pagamento di un vero e proprio “dazio” di un euro a testa, da versare direttamente a lei, per ogni grammo di stupefacente introdotto in Italia. La droga, una volta sul territorio nazionale, veniva movimentata in auto, taxi cinesi oppure in treno, e poi rivenduta all'ingrosso a pochi e noti acquirenti cinesi o filippini e, solo in casi eccezionali, a fidati italiani, autorizzati poi a rivendere in proprio e al dettaglio' lo stupefacente che finiva nelle varie piazze di spaccio della capitale. Una parte della droga che arrivava a Roma era destinata a un locale della periferia che era in realtà una casa di appuntamenti per una clientela selezionata ed esclusivamente cinese.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa