Sicurezza
La settimana corta non convince Confindustria Toscana: «Non fa per noi, ecco i motivi»
Parla Marcello Gozzi, direttore di Confindustria Toscana Nord
PRATO. La settimana corta di quattro giorni lavorativi, proposta dai giovani del Pd, non convince gli industriali. Una proposta tutta da sperimentare, secondo Marcello Gozzi, direttore di Confindustria Toscana Nord.
E un percorso ancora da conoscere bene che, sempre secondo Gozzi, non sarebbe «assolutamente né cosi facile né cosi compensabile in termini di produttività e competitività delle aziende, soprattutto nel distretto industriale di Prato che già soffre di un gap di competitività con altre aree manifatturiere del mondo».
Un modello produttivo, quello di 4 giorni alla settimana a parità di salario, che sembra un abito su misura per alcuni settori del terziario avanzato e del lavoro finanziario, ad esempio, mentre pare più difficile per filiere di produzione manifatturiera. C’è poi il precedente francese dell’adozione della settimana lavorativa di 35 ore: «progetto sul quale poi la Francia è dovuta tornare indietro», precisa Marcello Gozzi. Il più recente e più grande esperimento sulla settimana corte di 4 giorni lavorativi, è stato svolto nel Regno Unito a partire dallo scorso giugno, con 3.300 lavoratori e 70 aziende coinvolte. Il progetto pilota, organizzato dalla Ong “4 Day week global” assieme alle università di Cambridge, Oxford e Boston, si basa sul cosiddetto modello 100: 80: 100. Continuando a ricevere il 100% dello stipendio, lavoratori e lavoratrici resteranno in servizio per l’80% delle ore previste, impegnandosi a mantenere il 100% della produttività. Secondo la rivista Forbes, a sei mesi dall’inizio della sperimentazione, la produttività è migliorata per quasi la metà delle aziende (il 34% ha dichiarato che la produttività è “leggermente migliorata” e il 15% che è “migliorata in modo significativo”), mentre molti pensano che sia rimasta invariata (46% degli intervistati), nonostante tutti lavorino un giorno alla settimana in meno. Eppure, secondo Confindustria il rischio di perdere competitività, in modo particolare per un distretto industriale come Prato, è cosa più che realistica. «È probabile che alcuni settori possano trovare giovamento dalla riduzione della settimana lavorativa – dice ancora Gozzi – ma penso che nel settore produttivo sia troppo difficile poterlo mettere in pratica».
E, invece, secondo Aksel Fazio, dirigente del Pd pratese che segue il mondo del lavoro, quello che è avvenuto negli ultimi tempi ha lasciato un po’ tutti stupiti. «Direi di sì. Mi aspettavo che fossero le aziende del terziario e del sistema bancario ad esempio a proporre la sperimentazione. A Prato, invece, sono stati per ora proprio dei gruppi industriali strutturati nel tessile a chiedere informazioni e forse a voler sperimentare la cosa in un prossimo futuro. Sappiamo che la settimana di 4 giorni lavorativi migliora la produzione e la qualità produttiva, come riesce anche a rendere più soddisfatti i lavoratori nella loro gestione del tempo. Di certo è un cambiamento che viene fuori, che emerge e che prima o poi creerà dei nuovi modelli produttivi». Ad oggi, tra i pionieri dell’attuazione della settimana lavorativa di 4 giorni si trova il gigante tecnologico Microsoft, che, implementando il modello 100: 80: 100, ha registrato un incremento della produttività del 40%, secondo dati del World economic forum.
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