Il Tirreno

Prato

L’intervista

Lo stilista pratese: «I residenti se ne vanno, a questa città servono più cura e amore»

di Ilenia Reali
Lo stilista pratese: «I residenti se ne vanno, a questa città servono più cura e amore»

Pieraccini: «Interveniamo subito, non aspettiamo il deserto»

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PRATO. Il centro storico di Prato sta perdendo appeal, è sempre meno curato e soprattutto amato. Manca il rispetto dei luoghi pubblici ma anche delle abitazioni sempre più affittate per periodi brevi e sempre meno a una residenza che sceglie il centro perché lo apprezza davvvero. A parlare è Alessio Pieraccini, stilista, residente del centro e per anni presidente del Comitato delle vie del Serraglio.

Perché sente di lanciare un appello per stimolare una nuova progettualità e un nuovo impegno per il centro storico?

«Leggendo il report di Confcommercio da cui emergevano le difficoltà del commercio di prossimità e l’abbandono di alcuni quartieri e città mi sono fermato a riflettere. Le città con grandi flussi turistici, ad esempio, stanno diventando mangifici, luoghi con sempre meno identità, come grandi Disneyland. Fatte su misura per chi viene in viaggio. E nelle città in cui c’è meno turismo cosa accade? A Prato prosegue la crisi del commercio che ormai va avanti da tempo. E poi? Mi chiedo: dove va a fare acquisti la popolazione se siamo la diciottesima città italiana per numero di abitanti? Ma soprattutto noto che il cambiamento più recente a cui assistiamo riguarda la residenza. In tanti stanno lasciando il centro per andare a vivere altrove».

Spieghi meglio?

«Io abito nella zona del Serraglio. Tante famiglie hanno traslocato. Anche nuclei familiari residenti qui da generazioni. Il cuore della città non è stato capace di evolversi come lo sono invece le esigenze di chi ci abita: per scaricare la spesa è un’impresa, la riapertura dei locali dopo il lockdown ,con l’aumento degli spazi all’esterno, non ha aiutato. Per trovare un posto spesso nella zona nord è necessario andare in viale Galilei. Come può farlo una persona con i figli e magari due sacchetti? I palazzi monumentali ormai sono quasi chiusi e il centro sta diventando un dormitorio. Gli affitti non sono bassi, le case non hanno i comfort che servono per una famiglia e basta fare un giro per capire che negli alloggi, magari affittati da due persone, in realtà ci abitano in otto. Le case, quando il turn over è alto, sono meno curate: basta alzare la testa e si vedono persiane rotte che non vengono cambiate e magari sporche, terrazzi lasciati andare, panni appesi alle finestre, facciate da rifare. È diversa l’attenzione di chi sa che abita per tanto tempo in un luogo. Questo cambiamento si percepisce anche all’esterno, nella cura delle strade. E forse, merita cominciare a farsi delle domande». Quali domande?

«Cominciare a chiedersi perché i residenti se ne vanno, tanto per cominciare. Soprattutto nella parte nord. Perché i negozi chiudono. E cosa si può fare perché poi tornare indietro è difficile».

Anni fa proprio da un appello a curare più il centro nacquero molti comitati per riqualificare strade e vie con iniziative di ogni tipo. Oggi non ce ne sono quasi più…

«Le persone non hanno assolutamente stimoli. Non hanno fiducia, al tempo c’era la voglia di adoperarsi, di impegnarsi. Ormai si sono persi anche i risultati ottenuti all’epoca. C’è stanchezza e disamore dei cittadini per la propria città, per il luogo in cui si vive. Farei un monumento agli operatori di Alia: trovano trascuratezza, poca attenzione della cosa pubblica, c’è chi defeca nelle strade, i rifiuti sono ovunque indipendentemente dal giorno della raccolta. Ognuno fa come vuole. Per non parlare della stazione del Serraglio, porta di accesso al centro storico. Immaginate un turista che arriva comodamente a Prato in treno e scende a due passi dal Duomo ma… alla stazione trova rifiuti, escrementi, siringhe. Credo sia arrivato il momento di alzare la voce, lo facciano i nostri amministratori, i parlamentari… Non ho mai visto una stazione in quelle condizioni. E la trascuratezza dei luoghi oggi si è trasferita sugli abitanti. Nelle frazioni si vede invece una città diversa, bei giardini, bei terrazzi, case tenute bene. È chiaro che in centro si senta solo parlare di persone che se ne vogliono andare via».

C’è una soluzione? Cosa si potrebbe fare?

«Ci sarebbe la possibilità di ottenere dei risultati. Serve un dialogo maggiore con la residenza che finora è stata trascurata, cercare di capire quali sono le loro esigenze che in questi anni per motivi vari sono andate in secondo piano rispetto ad altre. Ma senza residenti chiude il forno, come è accaduto in via del Serraglio, chiude il bar, chiude il negozio della tradizione. Serve inoltre una volontà reale di mettere a punto un progetto di riqualificazione affidato a chi sa lavorare su questi temi, a chi ne ha le competenze».

Nei giorni scorsi però c’è stato un controllo straordinario proprio nelle vicinanze della stazione.

«Credo che i soldi dell’elicottero che per tre ore ha sorvolato la città possano essere risparmiati magari facendo controlli meno spettacolari ma più mirati. E con il risparmio cominciamo a comprare fioriere e chi non rispetta le regole, ospiti o residenti, venga sanzionato».


 

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