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Prato, scatta lo stop ai decreti ingiuntivi: riscuotere un credito diventa un’impresa
Il presidente del Tribunale ha disposto la sospensione fino al 31 dicembre per l’insufficienza dell’organico del Giudice di pace. Insorgono gli avvocati: «Impatto devastante sulle imprese»
PRATO. Una buona notizia per i debitori, ma pessima per i creditori. Il presidente del Tribunale, Francesco Gratteri, ha disposto la sospensione fino al 31 dicembre del servizio di iscrizione dei ricorsi per l’emissione dei decreti ingiuntivi da parte del Giudice di pace. Detta in altre parole, significa che un creditore non potrà più chiedere al Giudice di pace un decreto ingiuntivo (finora la competenza era per cifre fino a 5.000 euro, dal 1° marzo fino a 10.000) ma dovrà iniziare una causa civile, ben sapendo che non avrà una risposta, nel migliore dei casi, prima di due o tre anni.
Non si tratta dunque di una questione da addetti ai lavori o da azzeccagarbugli. Qui ci vanno di mezzo centinaia o migliaia di aziende o privati che si vedono privare di uno strumento relativamente veloce per esigere un credito, con le conseguenze economiche che è facile immaginare: l’accumulo di crediti non riscossi può portare alla chiusura di un attività; e d’altro canto la possibilità di non pagare può stimolare chi non lo faceva prima a lasciare una maggiore quantità di “chiodi” in futuro.
Ma perché il presidente del Tribunale ha deciso di sospendere la ricezione dei ricorsi fino al 31 dicembre? Per un motivo molto semplice: l’ufficio del Giudice di pace dovrebbe avere un organico di 15 persone e invece può contare solo su 4 presenze (un cancelliere, due funzionari giudiziari e un operatore giudiziario). Lo si sa da tempo e lo scorso 26 gennaio la Funzione pubblica Cgil ha organizzato una protesta proprio davanti alla sede di viale della Repubblica che però non ha sortito alcun effetto. Già dal 28 settembre il presidente del Tribunale, vista la mala parata, aveva disposto che i ricorsi urgenti presentati di sabato venissero ricevuti non più dal giudice di pace ma dal Tribunale. Il 3 ottobre ha inviato al presidente della Corte d’appello una nota in cui ricordava la disastrosa situazione dell’ufficio, nota trasmessa alla Direzione generale del ministero della Giustizia, senza che sia arrivata alcuna risposta. Il 3 gennaio il presidente della Corte d’appello ha tentato la mossa della disperazione disponendo un “interpello”, cioè una procedura di mobilità dagli altri uffici giudiziari verso quello di Prato, ma entro la scadenza del 20 febbraio nessuno si è reso disponibile. E così il giorno dopo, cioè il 21, il presidente Francesco Gratteri ha firmato il provvedimento che sospende la ricezione dei ricorsi fino al 31 dicembre.
Gli avvocati non l’hanno presa bene. Probabilmente sperano che si tratti di una mera provocazione per smuovere le acque e far capire a Roma che siamo alla frutta, anche perché non risulta che in altri Tribunali d’Italia siano state prese misure simili.
Il provvedimento del presidente Gratteri, si legge in una nota inviata dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati ai legali pratesi, «è stato assunto dal presidente del Tribunale di Prato senza alcuna interlocuzione preventiva con questo Consiglio dell’Ordine, il quale si dissocia e prende le distanze da un simile provvedimento, che viene percepito come gravemente lesivo dei diritti dei cittadini e delle imprese, anche in considerazione dell’ormai prossima entrata in vigore del Decreto legislativo 149/2022, che prevede la competenza del Giudice di pace per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a diecimila euro».
«Questo Consiglio, come d’altronde tutta l’Avvocatura pratese – si legge ancora nella nota – è perfettamente consapevole della gravissima situazione in cui versano gli uffici giudiziari del circondario, ed in particolare l’ufficio del Giudice di pace, determinata dalla carenza di personale amministrativo. Ciò nonostante, il Consiglio non concorda con l’assunzione di provvedimenti così drastici ed improvvisi che impattano in modo devastante sui diritti e le aspettative di giustizia di cittadini ed imprese. Per tali motivi il Consiglio dell’Ordine, con lo spirito costruttivo che da sempre ha connotato l’Avvocatura pratese nel rapporto con le istituzioni, continuerà a proporre agli uffici giudiziari iniziative da assumere urgentemente per la risoluzione del problema».
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