La protesta
Prato, il Dragone torna a riempire le strade. Folla in festa per il Capodanno cinese
La tradizionale sfilata in via Pistoiese e via Filzi ha colorato Chinatown dopo lo stop di quattro anni
PRATO. L’anno del Coniglio d’acqua è iniziato ufficialmente anche a Prato con la sfilata del dragone che celebra il Capodanno cinese, tornata dopo lo stop di quattro anni a causa della pandemia Covid. Ora le mascherine, salvo qualche rara eccezione tra i cinesi, sembrano un lontano ricordo. Era dal 2019 che via Filzi e via Pistoiese non si riempivano di gente e colori, col giallo e il rosso a farla da padroni, nella festa più sentita dalla folta comunità cinese.
Ma quella di ieri, preceduta dalle sfilate di sabato nella zona industriale del Macrolotto, non è stata solo una festa per le migliaia di orientali arrivati dallo Zhejiang e dal Fujian. Ancora più delle precedenti occasioni è stata un’occasione per mescolarsi in una città che a lungo a faticato a farlo.
Tantissimi cinesi in strada, dunque, ma anche tanti pratesi e fiorentini. E tanti venuti dalle province e dalle regioni limitrofe alla ricerca di un’immagine da condividere sui social e di un tocco di esotico a un passo da casa.
Il crepitio dei mortaretti ha svegliato la città poco dopo le 9, quando il corteo dei quattro dragoni ha preso le mosse dal tempio buddista Pu Hua Si di piazza del Mercato Nuovo, col suo presidente ben riconoscibile per il cappello borsalino, gli immancabili occhiali da sole e la giacca viola vista in tante precedenti occasioni. Dicono che ancora non parli l’italiano e nemmeno tanto bene il cinese, visto che preferisce esprimersi in dialetto, ma evidentemente si fa capire perché l’organizzazione è stata impeccabile.
Il lungo serpentone, con gli assessori Flora Leoni e Simone Mangani nelle prime file, ha raggiunto via Filzi e l’ha percorsa per intero fino all’intersezione con via Pistoiese all’altezza di Borgonuovo, per poi tornare verso il centro della città, con via Pistoiese che sia mano a mano sempre più riempita col passare dei minuti.
La tradizione vuole che fuori da ogni esercizio commerciale vengano allestiti i banchini coi dolciumi, che però non possono essere toccati fino a quando il dragone non ha fatto visita al negozio. Subito dopo torme di bambini si avventano sui dolci e li fanno sparire. L’altro tratto caratteristico è l’uso dei mortaretti, strisce rosse piazzata all’ingresso dei negozi o delle fabbriche che vengono accesi quando il dragone si avvicina. Un gran fracasso che copre qualsiasi altro rumore.
Quest’anno il corteo ha fatto tappa anche ai giardini di via Colombo col nuovo playgrond, dove c’è stato un saggio di hip hop e un’esibizione degli sbandieratori, prima del gran finale con l’ingresso in piazza del Comune e un altro saggio di danza sotto la statua di Francesco di Marco Datini. Ai suoi tempi nemmeno si sapeva che esisteva un posto chiamato Cina.
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