Il Tirreno

Prato

L’ex latitante convince la Cassazione potrà fare appello contro le sentenze

di Matteo Leoni
Nella foto, Roberto Vivaldi al momento del suo arrivo in Italia
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Nella foto, Roberto Vivaldi al momento del suo arrivo in Italia

Condannato a 20 anni: «Ero in Venezuela, non sapevo dei processi»

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PRATO. Vittoria in Cassazione per il settantunenne Roberto Vivaldi, il superlatitante condannato a 20 anni e dieci mesi di reclusione per reati contro il patrimonio oltre che di tipo associativo e di bancarotta, molti dei quali consumati a Prato, arrestato nel marzo del 2021 in Venezuela dall’Interpol di Caracas a seguito di un mandato di carcerazione spiccato dalla procura della repubblica di pratese. La Suprema Corte ha accettato il ricorso, presentato dai legali dell’uomo, contro l’ordinanza della corte di appello di Firenze che gli aveva negato la possibilità di presentare appello per dieci sentenze di condanna emesse nei suoi confronti sostenendo che fossero scaduti i termini di legge. La tesi del difensore di Vivaldi, accolta dia giudici della Cassazione, è che l’uomo non ha potuto presentare appello perché non era a conoscenza dei processi a suo carico, essendo scappato in Venezuela. Di conseguenza, i trenta giorni di tempo per impugnare le sentenze non devono scattare dal momento della condanna, ma da quello della sua estradizione in Italia. «Nel caso di estradizione dall’estero – viene precisato nella sentenza redatta dalla prima sezione penale – il termine di trenta giorni per la presentazione dell'istanza di restituzione nel termine decorre dalla consegna del condannato che, nel caso di Vivaldi, risaliva al 30 gennaio 2022; di conseguenza l'istanza, proposta il 25 febbraio 2022, era tempestiva». Gli appelli pertanto, sostiene la Cassazione, sono stati presentati in tempo e sono legittimi. Adesso la parola passa alla corte di appello, che dovrà valutare nuovamente l’istanza di Vivaldi e che con ogni probabilità ammetterà i ricorsi, dovendosi allineare alle indicazioni della Suprema Corte.

Vivaldi, latitante dal 1997, ha vissuto per 22 anni in Venezuela sotto falso nome. Viveva a Isla Magrita, dove aveva anche aperto un negozio di dischi, che vendeva anche attraverso il commercio online. E proprio dall’analisi del web e dei profili social gli agenti della mobile di Prato e dello Sco della polizia di Stato sono riusciti a risalire alla nuova identità dell’uomo.


 

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