La rabbia dei lavoratori delle filature davanti a Confindustria: «Siamo sottopagati e invisibili»
Prato, le loro mani lavorano i fili da cui nasceranno costosi capi d’abbigliamento, il sindacato: «Servono più controlli per intercettare e bloccare lo sfruttamento»
PRATO. Hanno sfidato il gelo tagliente di questo inverno per manifestare la loro condizione di lavoratori sottopagati e “invisibili” nella filiera della lavorazione delle filature. Ieri mattina davanti alla sede di Confindustria in via Valentini un gruppo di lavoratori della Ritorcitura e di Gh si sono ritrovati per raccontare le loro storie che, parlando di fili e filature, si intrecciano con quelle delle aziende di filati. Akram viene dal Pakistan lavora alla Gh da nove anni. «Lavoro dieci ore al giorno – racconta – senza malattia e prendo cinque euro l’ora, senza giorni di riposo». Zakria, invece, è uno dei lavoratori della Ritorcitura. Tutti e due lavorano fili che poi verranno utilizzati dalle aziende per produrre capi di moda molto richiesti, ma loro sono spesso senza diritti. Mostrano le foto degli scatoloni con i nomi delle ditte.
«Dentro ci sono le rocche che noi lavoriamo – sottolineano – e quei fili che andranno a intrecciare i preziosi capi di moda. «Sono lavoratori che hanno lavorato alla Ritorcitura e continuano a lavorare i fili di queste aziende che fanno parte del consorzio promozione filati come Pinori, Filpucci, Millefili, Lanificio dell’Olivo, Industria italiana filati – spiega Francesca Ciuffi dei SiCobas – . Dopo la protesta che abbiamo attuato a Pitti Filati a gennaio, le aziende hanno dichiarato di non avere nessun rapporto con Ritorcitura e Gh. Siamo qui a dire che non è vero: fino a ieri i lavoratori hanno lavorato i fili di queste aziende dentro la Ritorcitura».
La richiesta da parte dei lavoratori e del sindacato è chiara. «Chiediamo – prosegue Ciuffi – che queste aziende si prendano le loro responsabilità di committenti e si prendano la responsabilità di controllare la loro filiera di fornitura e di ripristinare la legalità e i diritti all’interno della filiera, visto che queste aziende vantano codici etici. E fanno parte di Confindustria che è firmataria dei contratti nazionali». Le rocche dei fili sembra annodarsi rendendo la situazione ancor più ingarbugliata quando accadono situazioni come quelle di Akram. «I lavoratori hanno prodotto i fili di queste aziende lavorando 12 ore al giorno per sette giorni a settimana – precisa Ciuffi – anche con periodi a nero e, nel caso di Akram, la fabbrica ha addirittura chiuso licenziando tutti i lavoratori, ma ancora oggi esiste».
«La Gh ha licenziato sei lavoratori che erano assunti forse a causa delle sanzioni dell’Ispettorato del lavoro e sono stati licenziati per cessata attività – spiega Sara Caudiero dei SiCobas – . Gh esiste anche oggi, ma ha cambiato indirizzo: si parla di piccole ditte con un gruppo ristretto di lavoratori. Akam, ad esempio, ha avuto un licenziamento illegittimo». I committenti, spiega il sindacato SiCobas, conoscono esattamente come funziona il sistema di lavorazioni conto terzi della filiera dell’“eccellenza Made in Italy”: «Risparmiare sul costo delle lavorazioni, lavandosi le mani della loro responsabilità etica una volta che vengono chiamati in causa», sottolinea il sindacato. La protesta dei lavoratori preseguirà, dico no lavoratori e sindacato, fino a quando non verranno prese in considerazioni le richieste di controllo sulla filiera del filato.
«Questi lavoratori hanno lavorato i fili a nero – prosegue Ciuffi – e le aziende si fanno un vanto della loro filiera etica. Poi, quando i lavoratori denunciano di essere sfruttati, si girano dall’altra parte. E quindi chiediamo che responsabilità non sia soltanto una parola scritta sui loro codici etici, ma che sia una situazione reale di controllo delle filiere per ripristinare i diritti dei lavoratori». Entro questo mese ci sarà una data importante. «Il prossimo contratto a termine della Ritorcitura scadrà il 28 febbraio – dice Ciuffi – per cui siamo qui per dire che c’è urgenza da parte delle aziende committenti. Ora ci aspettiamo una risposta seria». La mobilitazione, ribadisce il sindacato, continuerà. «Almeno fino a quando non verranno ascoltate le ragioni dei lavoratori», concludono Ciuffi e Caudiero.
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