Il Tirreno

Prato

L’aggressione

Agente di polizia penitenziaria ferito a colpi di lametta da un detenuto

Agente di polizia penitenziaria ferito a colpi di lametta da un detenuto

Tensione alla Dogaia, altri due colleghi sono rimasti contusi. La denuncia del sindacato Sappe: «Facciamo scontare le pene nei paesi di origine»

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PRATO. Tre agenti di polizia penitenziaria sono stati feriti stamattina, 10 febbraio, all’interno del carcere della Dogaia. Uno dei tre, aggredito da un detenuto armato di lametta, ha riportato un taglio alla mano che ha richiesto il trasporto in ospedale. Lo ha reso noto il segretario regionale del sindacato Sappe, Francesco Oliviero.

“Alle ore 10,30 circa – riferisce Oliviero – un detenuto di origine marocchina è andato in escandescenza mentre si trovava nella saletta del reparto colloqui. Solo grazie all’intervento dei colleghi preposti del reparto Media sicurezza, accorsi sul posto, si è evitato il peggio. Per riportare l’ordine e mettere in sicurezza il detenuto tre colleghi sono rimasti feriti. Uno dei tre agenti è stato colpito dal detenuto con una lametta, che aveva occultato all’interno della bocca. Il poliziotto ha riportato un taglio alla mano e sono state necessarie le cure del nosocomio cittadino, con prognosi ancora da definire”.

“Non passa giorno che non si verificano aggressioni nei confronti della polizia penitenziaria che presta servizio nel distretto Toscana-Umbria – denuncia Oliviero – Non sono più rinviabili i dovuti provvedimenti da parte dei competenti Uffici regionali e nazionali dell'Amministrazione Penitenziaria”.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime la solidarietà del sindacato ai poliziotti contusi e denuncia: “Servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere: certo non indulti o amnistie. Espellere gli stranieri detenuti in Italia, per fare scontare loro la pena nelle carceri dei Paesi di origine, potrebbe già essere una soluzione, come anche prevedere la riapertura degli ospedali psichiatrici giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. La Polizia Penitenziaria è veramente stanca di subire quotidianamente gratuite violenze per l'incapacità di una Amministrazione che non riesce ad intercedere ai livelli politici competenti, anch'essi sicuramente non esenti da gravi responsabilità”.

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