Addio alla pittrice Ortensia Celeste, il ricordo: «Dai suoi quadri traspariva la luce»
Aveva 103 anni: nata in Piemonte, ha trascorso gran parte della sua vita a Prato
PRATO. Ortensia Celeste Calissano Silenzi è morta all’età di 103 anni. La nota pittrice viveva a Prato da oltre 70 anni ed era nata il 13 settembre del 1919 a Quarto d’Asti, ma il suo paese era Rocchetta Belbo in provincia di Cuneo. Lucida e attenta alla famiglia fino agli ultimissimi giorni, fino a un paio di anni prima ancora dipingeva, nonostante la fatica. «L’ho sempre vista con occhi da ammiratrice e le sono e sarò grata per tutta la vita per le poche ore del suo tempo prezioso che ha dedicato a me quando avevo 12-13 anni – ricorda Cristina Grossieri, pittrice autodidatta dall’età di 12 anni, e unica sua allieva – . Mi ha insegnato dei piccolo segreti del mestiere, e dire che quasi tutti i pittori ne solo gelosi. Ma non lei, non con me, e nonostante che confessasse a me e a mio padre, di non avere molta simpatia per le bambine, mi diceva: “Tu sei meravigliosa, hai degli occhi così espressivi che parlano da soli”». Mai esagerata né narcisista, anzi sempre autocritica nei quadri perché non era mai soddisfatta, mettendosi continuamente in gioco e in sfida con se stessa.
A Viareggio “presidiava” ogni stagione estiva almeno un mese, nella sua galleria d’arte permanente, dove dipingeva tutto il giorno in diretta per i continui ordini e richieste: spesso consegnava il quadro venduto con i colori ancora freschi. Era un vulcano di energia, instancabile. Una volta, ha raccontato, finì il giallo per dipingere un vaso di rose e quindi dovette andare di corsa a comprarlo in un negozio di fortuna in Passeggiata, vicino al molo.
E la caratteristica dei suoi quadri, come racconta Grossieri, era la luce. «Traspariva da ogni pennellata grazie ai punti d’ombra messi nel modo giusto al punto giusto – sottolinea la sua unica allieva – . La tridimensionalità delle forme rendeva ogni quadro un capolavoro delicato ma al contempo realistico e figurativo. E spesso sfruttava il bianco puro della tela per effetti di trasparenza. Ma la tela non era il suo unico supporto di pittura: dipingeva su legno, su degli scuretti di antiche finestre dismesse, su tegoli autentici valorizzati poi da piedistalli in legno rustico».
In occasione dei suoi 100 anni, nel 2019, fu organizzata una sua mostra personale in un noto ristorante pratese con presentazione scritta da Monia Nannini su dépliant. «Aveva espresso la volontà di essere avvolta in un sudario bianco e così è stato – conclude l’allieva -. Nella camera ardente sono stati portati i fiori preferiti di Ortensia, e, come a ribadire il legame col nome che sua madre aveva voluto per lei con gran determinazione, anche tre ortensie celesti».
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