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L’intervista

Tumore della mammella, la dottoressa Biganzoli: «Oggi l’85 % delle donne guarisce»

di Martina Trivigno
Tumore della mammella, la dottoressa Biganzoli: «Oggi l’85 % delle donne guarisce»

Parla la direttrice dell’Oncologia medica dell’ospedale di Prato: «In progetto nuovi ambulatori multidisciplinari e un fast track oncologico». I suoi consigli

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PRATO. Il paziente al centro della cura. Questo è il punto di partenza - e anche l’obiettivo - per Laura Biganzoli, neo-direttrice dell’Oncologia medica dell’ospedale Santo Stefano di Prato, ma già facente funzione da marzo 2021 quando al marito, il luminare e oncologo di fama mondiale Angelo Di Leo scomparso prematuramente a 58 anni, l’Asl Toscana centro aveva affidato l’incarico di coordinatore aziendale per lo sviluppo di programmi per la ricerca clinica. «Stiamo implementando nuovi ambulatori multidisciplinari in collaborazione con altre unità del nostro ospedale che prendano in carico la persona affetta da un tumore nella sua interezza - sottolinea la primaria - ed è inoltre in progetto la realizzazione di un fast track oncologico per rispondere tempestivamente alle esigenze dei pazienti e potenziare i rapporti con il territorio». Anche perché i dati sono incoraggianti: nei casi di tumore della mammella, ad esempio, l’85 per cento delle donne a cui viene diagnosticato guarisce.

Dottoressa Biganzoli, è un momento difficile per la sanità: qual è il vostro impegno al Santo Stefano?

«Tutti i professionisti coinvolti nella diagnosi e trattamento dei tumori lavorano con grande intensità, anche in un momento così difficile, per garantire ai pazienti oncologici un servizio migliore possibile con tempistiche accettabili. Nello specifico l’Oncologia medica non ha mai ridotto la propria attività, garantendo gli stessi standard terapeutici precedenti alla pandemia».

In che modo?

«La nostra attività è di primo livello e la popolazione può continuare ad avere fiducia in noi e nei servizi che questo ospedale offre. Il paziente è al centro della cura e del percorso: stiamo cercando di attivare altri servizi proprio per garantire un servizio sempre più tempestivo e di alto livello. I pazienti potranno ricevere sempre qualunque tipo di cura che desiderano a Prato. Se dovessero avere qualche difficoltà ad accedere ai servizi oncologici del Santo Stefano, siamo facilmente raggiungibili e contattabili anche attraverso il loro medico di famiglia. Non deve esistere il fatto che un cittadino di Prato e della provincia che voglia essere seguito qui debba fare riferimento altrove. Per noi la lista d’attesa è qualcosa di gestibile e malleabile nell’interesse del paziente».

Quanti pazienti segue l’Oncologia medica?

«Ogni anno vediamo in media 1.350 nuovi casi, che si sommano ai pazienti che già stiamo seguendo negli ambulatori di follow-up e di terapia/day hospital, con rispettivamente una media di 11mila e 21mila prestazioni all’anno. Abbiamo poi un’attività di ricovero ordinario che negli ultimi dieci anni ha gestito la dimissione di circa 580 pazienti all’anno».

E gli ambulatori multidisciplinari?

«È un altro dato importante da ricordare: noi abbiamo anche un’attività multidisciplinare che coinvolge tutti i nostri colleghi dalla diagnostica radiologica alla diagnostica di tipo patologica, chirurghi, radioterapisti».

Qual è il loro compito?

«Nei gruppi multidisciplinari discutiamo circa 1.400 casi di pazienti oncologici all’anno. Non c’è un paziente che vada incontro, ad esempio, a un intervento chirurgico o che inizi una terapia medica in prima istanza senza che questo caso venga discusso collegialmente. L’obiettivo è di decidere insieme il percorso migliore per il paziente. Per alcune patologie, ad esempio il tumore della mammella, discutiamo in queste sedute anche i casi di pazienti metastatici per concordare il trattamento migliore e per dare un imprinting omogeneo».

Si registrano dei progressi nel campo della cura?

«Nel trattamento medico dei tumori stiamo affrontando un periodo fertile: nei vari tipi di tumore stanno arrivando sempre più frequentemente nuovi farmaci, alcuni dei quali con un impatto diretto sulla sopravvivenza del paziente. Si muore sempre meno di tumore e soprattutto si muore sempre meno di certi tipi di tumore in particolare».

Si spieghi meglio.

«Stiamo assistendo a un progresso molto importante in termini di nuovi farmaci e strategie terapeutiche che possiamo offrire ai pazienti. La Toscana, poi, è molto attenta una volta che un nuovo farmaco viene approvato per l’utilizzo: siamo in una regione in cui i pazienti aspettano meno per avere accesso ai nuovi farmaci».

In questo senso che ruolo ha la ricerca?

«Avendo noi una robusta attività di ricerca in diversi tipi di tumori riusciamo a offrire alcuni di questi farmaci ancora prima che siano disponibili sul mercato. È anche questo il motivo per cui siamo sostenitori della ricerca: è un’opzione terapeutica in più che il paziente ha a disposizione».

Quali sono le nuove frontiere?

«Si va sempre di più verso una personalizzazione della terapia che tiene in considerazione le caratteristiche biologiche del tumore. La scoperta di nuovi "target" tumorali e lo sviluppo di farmaci che vanno a colpire questi target stanno cambiando l’approccio terapeutico in molti tumori per i quali prima esisteva solo la chemioterapia. E sono oggetto di ricerca anche nuove strategie per valutare se anticipare la cura prima che la malattia, già diagnosticata si renda di nuovo radiologicamente evidente, ma solo detectabile ad esempio attraverso frammenti di Dna circolante».

Cosa dire del tumore della mammella?

«È il mio cavallo di battaglia scientifico, me ne occupo da sempre e la mia attività di ricerca è focalizzata essenzialmente su questo. Non dobbiamo confondere la frequenza con cui la neoplasia viene diagnosticata con la sua severità. Il tumore della mammella è il tumore che viene diagnosticato con più frequenza nella donna, ma questo anche in rapporto a una sempre maggiore aderenza allo screening e a un aumento della finestra di età a cui lo screening viene rivolto e dei macchinari utilizzati».

Cosa dicono i dati?

«Che l’85 per cento delle donne a cui viene diagnosticato il tumore della mammella guarisce. Ci sono delle donne in cui purtroppo il tumore viene diagnosticato quando è già in fase metastatica. Identificare il tumore in fase precoce e avere cure sempre più attive dopo sono i fondamentali per aumentare la probabilità di guarigione della paziente».

E per le donne in cui la malattia viene diagnosticata in fase avanzata o che abbiano recidive?

«Stiamo assistendo a una piccola rivoluzione: abbiamo dei farmaci che stanno cambiando la storia naturale di questa malattia e stiamo registrando delle mediane di sopravvivenza che prima non vedevamo. Ad esempio nella malattia che esprime i recettori per gli ormoni ed è negativa per Her2 (proteina coinvolta nella normale crescita cellulare, ndr) , una terapia di prima linea con gli inibitori delle cicline è associata ad una sopravvivenza mediana di oltre cinque anni. Ci sono inoltre nuovi anticorpi coniugati alla chemioterapia che stanno dando risultati impressionanti nel trattamento di diversi sottogruppi del tumore della mammella».

Quale consiglio darebbe alle donne in un’ottica di prevenzione?

«Il messaggio che deve passare è che gli stili di vita sono molto importanti: aiuta fare dell’attività fisica regolare, evitare l’obesità, un fattore di rischio per moltissime patologie, e il fumo. E anche avere un consumo moderato di alcol e seguire una dieta di tipo mediterraneo. Non serve seguire regimi alimentari particolarmente deprivanti, ma cercare di mettere moderazione ed equilibrio nella dieta»

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