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A Prato il virus è più letale, l’ipotesi: si fanno meno tamponi

di Paolo Nencioni
A Prato il virus è più letale, l’ipotesi: si fanno meno tamponi

Bassa incidenza, ma il rapporto tra decessi e positivi è il doppio di Grosseto

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PRATO. Da mesi ormai c’è meno Covid in provincia di Prato, ma la domanda è: il virus circola qui meno che altrove perché non c’è o semplicemente perché la gente ha smesso di farsi i tamponi?

L’ipotesi, in attesa di conferme, si basa su alcuni semplici numeri, quelli che da quasi tre anni a questa parte la Regione fornisce sull’andamento della pandemia.

Per più di un anno, a partire dalla seconda ondata del virus, quella dell’autunno 2020, la provincia di Prato ha detenuto un triste primato, quello di provincia toscana con l’incidenza più alta di casi di Covid in rapporto alla popolazione residente. Poi, quando è arrivata la variante Omicron, nell’autunno del 2021, tutto è cambiato. Dalla prima posizione tra le dieci province toscane, Prato ha iniziato a scivolare in basso per finire in ultima posizione, dove si trova ormai da diversi mesi, con un’incidenza che ieri era misurata in 38.677 casi ogni centomila residenti, mentre Lucca, che è in cima alla classifica regionale, ne ha 44.598 e la media regionale si attesta su 42.509.

Anche per quanto riguarda il tasso grezzo di mortalità, le cose sono cambiate drasticamente. Se a un certo punto Prato era al secondo posto in Toscana dietro a Massa Carrara nel rapporto tra decessi e residenti, poi ha iniziato a scendere. Ora non è più tra le prime tre, ma solo per un errore di calcolo nel bollettino della Regione, che colloca Prato dietro a Pistoia, mentre il rapporto tra decessi e popolazione residente la colloca davanti (357 ogni centomila residenti contro 348 della provincia limitrofa).

Ma a ben guardare non è nemmeno questo il numero più importante a cui fare riferimento per capire se la bassa incidenza di casi a Prato è dovuta a un virus che ci risparmia o al basso numero di tamponi. La cifra che ci interessa è il rapporto tra i casi di positività registrati ufficialmente e il numero dei decessi. Qui si scopre che Prato balza di nuovo in testa alla classifica regionale per quanto riguarda la letalità del virus. In provincia si registra un decesso ogni 111 casi positivi, a Massa ogni 115, a Firenze 116, a Pistoia 120, a Pisa 144, a Lucca 161, a Livorno 169, a Siena 183, ad Arezzo 195 e a Grosseto, per finire, c’è un decesso ogni 214 casi ufficiali di positività. Sono numeri difficili da spiegare, almeno in queste proporzioni, con la semplice diversità nella composizione della popolazione o, peggio, con un virus che a Grosseto è più “buono” e a Prato è più “cattivo”. A parità di età e condizioni fisiche, chi contrae il Covid a Prato ha le stesse probabilità di un esito infausto di chi lo contrae in Maremma.

Ecco dunque che si torna all’ipotesi iniziale, e cioè che il maggior grado di letalità del Covid a Prato sia semplicemente il frutto di un minor numero di tamponi effettuati. In altre parole, di un numero di positivi reali che è molto più alto di quelli registrati ufficialmente.

Per avere una conferma bisognerebbe confrontare il numero dei tamponi fatti in ogni singola provincia, ma nella marea di cifre sfornate dalle autorità sanitarie dall’inizio della pandemia, è proprio questo il numero che manca, forse anche per difficoltà oggettive. Basti pensare a tutti i tamponi antigenici rapidi, che ora sono oltre il quintuplo dei tamponi molecolari. Chi risulta negativo non finisce nelle statistiche, e certe volte non ci finisce nemmeno chi risulta positivo, perché preferisce non dirlo se ha usato il tampone “fai da te” della farmacia. Oppure risolve il problema alla radice evitando di sottoporsi al tampone. Al momento comunque non si vede una qualche alternativa che spieghi come mai a Livorno, città simile per dimensioni a Prato, ci sia un decesso ogni 169 positivi e a Prato uno ogni 111.
 

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