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Si faceva pagare per il ritiro dei sacchi neri: rinviato a giudizio con l’accusa di truffa
Nei guai il dipendente di un’azienda che aveva il subappalto della raccolta e smaltiva illegalmente gli scarti tessili
PRATO. Il dipendente di una ditta che ha preso in subappalto da Alia la raccolta dei rifiuti nel Macrolotto industriale è stato rinviato a giudizio perché ritenuto colpevole di aver chiesto indebitamente il pagamento del servizio a numerosi confezionisti cinesi.
Lo rende noto il comando dei Carabinieri forestali, che hanno condotto le indagini in seguito a una segnalazione arrivata proprio da Alia.
Tempo fa era stati trovati una quindicina di sacchi neri contenenti scarti tessili abbandonati lungo il ciglio di una strada. I carabinieri forestali sono riusciti a risalire alle aziende che aveva prodotto quegli scarti tessili e hanno scoperto che i titolari delle confezioni avevano pagato in contanti il ritiro dei sacchi su richiesta del dipendente infedele dell’azienda incaricata della raccolta.
L’uomo, 58 anni, secondo quanto riferito dai carabinieri forestali, aveva preso l’abitudine di presentarsi con la divisa della ditta, al volante di un mezzo della stess a ditta, alle confezioni del Macrolotto sostenendo che era necessario un pagamento in contanti per il ritiro dei rifiuti. Rilasciava anche una sorta di ricevuta. Secondo i carabinieri, i confezionisti erano convinti di fare le cose secondo le norme. In realtà la stessa Alia ricorda che agli incaricati del ritiro non è dovuto alcun pagamento sul posto. La Tari si paga in bolletta e i servizi commerciali si pagano entro 30 giorni dal ricevimento della fattura. Insieme al dipendente dell’azienda in subappalto sono stati rinviati a giudizio anche i titolari di due aziende che hanno smaltito gli scarti tessili e che evidentemente sapevano che sarebbero stati smaltiti illegalmente.
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