Il dolore
Pellet a prezzi imbattibili, ma non lo consegnavano dopo i pagamenti. Al via il processo contro madre e figlio
Sono oltre 200 i clienti che hanno chiesto i danni
PRATO. Quando scoppiò lo scandalo della maxi-truffa sulla vendita del pellet, il combustibile ricavato dal legno, i presunti truffatori gridarono alla «vile aggressione mediatica». Poi hanno pensato bene di non insistere perché l’avvocato Ada Di Leone, 64 anni, e il figlio Marco Saturnino, 45 anni, ora devono difendersi dall’accusa di aver truffato la bellezza di almeno 220 clienti promettendo forniture di pellet a prezzi imbattibili senza però consegnarle dopo aver incassato l’anticipo o il saldo di quanto pattuito. Il processo nato dall’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Laura Canovai è iniziato ieri davanti al giudice monocratico Silvio De Luca ed è stato subito rinviato a settembre.
Si era alla metà di ottobre del 2016 quando iniziarono a piovere le denunce nei confronti di Ada Di Leone, amministratore unico della Cam Costruzioni Holding di Mendicino (Cosenza), cui faceva capo la Cam Stufe & Pellets, con sede in Calabria e unità operativa in un fondo di via Strozzi, a Prato. Moltissimi clienti avevano versato sostanziosi anticipi per i sacchi di pellet e non avevano ricevuto nulla. La Cam si faceva forte di un prezzo super concorrenziale: 3,55 euro al sacco in un mercato dove difficilmente si poteva trovare un prezzo inferiore ai 4 euro. Così facendo, la società calabrese, di cui Marco Saturnino risultava procuratore speciale, sfruttando la pubblicità sui quotidiani riuscì a portare a casa una valanga di ordini, in gran parte dalla Toscana, ma anche da altre regioni d’Italia.
Il giochino dovrebbe aver fruttato un po’ meno di centomila euro, visto che in genere gli ordini erano compresi tra i 250 e i 500 euro. In certi casi è stato versato solo un anticipo, in altri l’intera cifra pattuita. Quasi tutti gli ordini furono fatti nell’estate del 2016 in previsione del freddo invernale e all’inizio di ottobre si avvertirono i primi scricchiolii. Il fondo di via Strozzi 91 che fungeva da magazzino fu chiuso, su Facebook comparve un gruppo dall’eloquente titolo “Truffati da Cam Stufe e Pellets” e sempre su Facebook la società cominciò a minacciare querele, invitando i clienti a chiamare un paio di numeri di telefono cellulare ai quali però non rispondeva mai nessuno.
Negli stessi giorni dalla sede di Mendicino una sedicente impiegata assicurava che non c’era stata nessuna truffa: «Abbiamo avuto un problema per lo sfratto della sede di Prato e contiamo di onorare tutti i nostri impegni». La stessa impiegata parlò di un migliaio di ordini da evadere e spiegò che non rispondevano a numeri dei telefoni cellulari perché le chiamate erano troppe. Meno di due anni dopo, il 14 marzo 2018, il Tribunale di Cosenza ha dichiarato il fallimento della Cam Costruzioni Holding di Mendicino.
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