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I sospetti internazionali

Prato, il Guardian e la Cnn riaccendono i riflettori sul posto di polizia cinese

di Paolo Nencioni
Prato, il Guardian e la Cnn riaccendono i riflettori sul posto di polizia cinese

Secondo la Ong Safeguard Defenders sono oltre 100 gli uffici sospetti nel mondo

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PRATO. Sono diventati più di cento, 102 per la precisione, e non più “solo” 54 gli uffici che il governo cinese avrebbe aperto in giro per il mondo allo scopo di far tornare in patria i connazionali espatriati e accusati di aver commesso reati, in particolare frodi informatiche. Uno di questi uffici sarebbe quello aperto da marzo in via Orti del Pero nella sede dell’Associazione culturale della comunità cinese del Fujian in Italia. Ora su questi uffici, che alcuni sospettano siano una specie di stazioni di polizia mascherate, si sono riaccesi i riflettori grazie a un servizio dell’emittente televisiva statunitense Cnn e del quotidiano inglese Guardian.

La fonte è sempre la solita, l’organizzazione non governativa spagnola Safeguard Defenders, che in questi giorni ha aggiornato un suo precedente rapporto di settembre nel quale sosteneva che le “overseas service station”, le stazioni di polizia d’oltremare (quella di Prato fa capo a Fuzhou, capitale della provincia del Fujian), non siano altro che la longa manus del governo cinese per tenere sotto controllo le comunità cinesi all’estero e partecipare a quella che a Pechino è stata battezzata “Caccia alla volpe”, il programma per convincere con le buone o con le cattive i truffatori informatici a tornare a casa per assumersi le proprie responsabilità. Più spesso con le cattive, sostiene la direttrice di Safeguard Defenders, che ha parlato con la Cnn spiegando che il governo cinese fa terra bruciata intorno alle famiglie dei presunti truffatori informatici rimaste in Cina. Sarebbero poi i familiari, esclusi dai principali servizi pubblici, a fare pressione sul parente per convincerlo a tornare in patria.

Una ricostruzione ancora tutta da dimostrare, anche a Prato, dove la Digos della polizia lo scorso 8 novembre ha depositato in Procura una prima informativa sulle attività della “Fuzhou police overseas service station” di via Orti del Pero. Secondo la stessa Procura al momento non sono emerse attività illegali. Quella di Prato, secondo il rapporto della Ong spagnola, è una delle 11 stazioni di polizia presenti in Italia. Le altre sono a Roma, Milano, Bolzano, Venezia, Firenze e in Sicilia. In totale, nel mondo, sarebbero 102.

Nel rapporto della Ong spagnola si fa notare che nonostante l’Italia sia il paese europeo che ospita il maggior numero di questi strani sportelli, è anche uno dei pochi a non aver annunciato pubblicamente un’indagine sulle “overseas stations” o ad averle dichiarate illegali.

Ma se davvero l’ufficio di via Orti del Pero fa parte della rete della “Caccia alla volpe” non si capisce bene a che cosa serva in pratica. Se è vero quanto sospetta Safeguard Defenders, e cioè che sono i familiari dei presunti truffatori a contattare il parente per farlo tornare indietro, non ci sarebbe bisogno di un ufficio dove convocare il fuggitivo. Basterebbe un biglietto aereo di sola andata da Roma o Milano per Pechino.

Il governo cinese, dal canto suo, smentisce di aver aperto stazioni di polizia illegali all’estero (sarebbe strano il contrario). Si limita a dire che questo tipo di uffici servono per aiutare i cinesi d’oltremare a sbrigare certe pratiche amministrative senza bisogno di lunghi e costosi spostamenti in patria, per esempio il rinnovo delle patenti di guida, tramite un collegamento con gli uffici amministrativi di Fuzhou o di Wenzhou assicurato da una telecamera che in effetti è presente nei locali dell’associazione di via Orti del Pero.

È verosimile, se non certo, che su questi uffici di polizia o come diavolo si vogliano chiamare, abbiano fatto accertamenti anche i nostri servizi segreti. Che però, se anche avessero trovato qualcosa, non andrebbero in giro a sbandierarlo a meno che non convenga allo Stato italiano.
 

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