Pos, i commercianti pratesi: «I clienti lo usano anche per il caffè, ma vanno riviste le commissioni»
Bancomat facoltativo ma ora è la prima scelta nei locali. «C’è chi lo ha usato per pagare un bicchiere d’acqua»
PRATO. Altro che 60 euro come soglia minima per i pagamenti con carta in bar e esercizi commerciali.
A Prato, la diffusione delle carte bancomat e di credito per pagare caffè e cappuccino si sta diffondendo a macchia d’olio. E, a quanto pare, ormai non è più una questione di soglia minima o di obblighi di legge. La proposta del governo Meloni di rendere obbligatorio l’uso di carte solo per cifre al di sopra dei 60 euro sembra arrivare fuori tempo massimo. Abitudine, praticità e agevolezza la fanno da padroni anche per pagare un semplice caffè al bar o addirittura un bicchiere d’acqua, come accaduto in un bar pasticceria di Prato.
Lo sviluppo dello “smart payment” non si ferma. «Il sistema dei pagamenti digitali è in crescita costante – dice Tommaso Gei del ristorante “Il Capriolo” e rappresentante di Confcommercio – e non lo si può fermare con un provvedimento o meno. La maggior parte delle persone è ormai abituata a pagare con carta e non puoi dire ad un cliente di non accettarla. Tutto si muove con il digitale; gli stipendi sono erogati su Iban conto corrente, le carte permettono di fare i pagamenti e gli esercizi commerciali seguono la tendenza. Semmai dobbiamo parlare di come abbassare canoni del Pos e commissioni che sono diverse da un circuito di pagamento ad un altro. Anche per le pizze di asporto, cifre al di sotto o poco sopra i 10 euro, qui molti pagano con carta». Detto, fatto. Al bar “Coppini”, in piazza del Duomo, ormai tutto sembra muoversi con bancomat e carte di credito o debito. Lo dice Mario Anastasi, titolare del bar: «L’uso delle carte è in aumento vertiginoso. La maggior parte dei clienti paga il caffè con la carta bancomat. Il contante circola sempre meno. Ci si muove con il Pos da una parte all’altra del banco. Sotto i 10 euro di spesa, non ho commissioni bancarie e questo mi agevola anche se resta il canone mensile del Pos».
Canoni mensili, costi annuali del Pos e commissioni dipendono molto dal cosiddetto “transato” nei 12 mesi e dalle diverse banche o circuiti di pagamento. Su un “transato” che va dai 50mila ai 75mila euro annui, l’attivazione e gestione del Pos può avere un costo all’anno compreso fra i 500 e 1. 000 euro, sui quali poi si aggiungono le commissioni. Che in Italia non sono fra le più alte d’Europa. «Se prima della pandemia facevo 20 scontrini in una settimana con il Pos, ora direi che circa il 50 per cento dei clienti ogni giorno paga il caffè o la colazione con la carta bancomat – conferma Claudia Settesoldi, titolare del bar pasticceria “Guastini” in viale Borgo Valsugana – direi che siamo a 400-500 scontrini alla settimana con Pos. Sull’intero “transato” ho una spesa a mio carico del 5-7 per cento; sarebbero qui i costi da rivedere e abbassare. Dal dopo pandemia, le persone sono abituate e vogliono pagare con le carte. Il pagamento con Pos sta registrando un aumento esponenziale che non fermi. Qui da me c’è chi ha voluto pagare con carta anche un bicchiere d’acqua».
Insomma, il cash piano piano tende ad assottigliarsi. «Sempre meno persone pagano in contanti – replica Mario Anastasi – ormai è un fatto consolidato. Si usano le carte per qualsiasi pagamento». E se si paga un caffè, una brioche e un cappuccino con il bancomat, figuriamoci una cena o una pizzata fra amici.
Renzo Bellandi, presidente della categoria ristoratori di Confesercenti e titolare del ristorante “Megabuono”, non ha dubbi: «Almeno da me, come ristorante, direi che il 90 per cento dei clienti paga ormai con carta bancomat o di credito. In genere sono cifre che vanno comunque al di sopra dei 60 euro, ma ormai non è più un fatto di legge o meno. Le persone, per comodità, vogliono pagare con la carta. Le abitudini prendono il sopravvento, la digitalizzazione è esponenziale dovunque».
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