Il Tirreno

Prato

L’inchiesta

Esami gratis ad amici e parenti all’ospedale di Prato: a giudizio 23 medici e infermieri

di Paolo Nencioni
Le provette del laboratorio di analisi dell’ospedale di Prato
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Le provette del laboratorio di analisi dell’ospedale di Prato

L’esito dell’udienza sul caso del laboratorio di analisi dell’ospedale

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PRATO.  Sono stati rinviati a giudizio 23 tra tecnici, medici e infermieri in servizio al laboratorio analisi dell’ospedale Santo Stefano che sono accusati di truffa aggravata in relazione agli esami che venivano fatti gratis ad amici, parenti e conoscenti.

Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Francesca Scarlatti accogliendo ieri la richiesta del pubblico ministero Lorenzo Boscagli che insieme al collega Lorenzo Gestri quasi cinque anni fa ha iniziato a indagare su quello che era stato segnalato come un malcostume diffuso: evitare di far pagare il ticket agli amici.

Quando venne data notizia dell’inchiesta, tre anni fa, il nome più in vista tra gli indagati era quello della dottoressa Patrizia Casprini, all’epoca direttrice del laboratorio del Santo Stefano. Lei però non è tra i rinviati a giudizio perché durante le indagini preliminari ha chiesto e ottenuto la messa alla prova, uno strumento giuridico in base al quale l’indagato riconosce le sue responsabilità e accede ai lavori socialmente utili ottenendo alla fine l’estinzione del reato.

All’inizio la Procura aveva indagato 43 persone, poi il campo si è ristretto perché si è deciso di perseguire solo chi era sospettato di aver fatto più di un esame senza far pagare il ticket e per una cifra complessiva superiore ai 100 euro. Questo perché le altre posizioni rischiavano di finire sotto la tagliola del fatto di “lieve entità” che avrebbe portato comunque al proscioglimento. Così la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di 29 persone, quattro delle quali ieri hanno chiesto la messa alla prova e altre due posizioni sono state stralciate. Il processo inizierà il 22 febbraio.

Lo scandalo del laboratorio del Santo Stefano emerse nel novembre del 2019, ma le indagini della guardia di finanza erano iniziate molto prima, nel gennaio 2017, in seguito a un processo che vedeva opposte la direttrice del laboratorio e una sua dipendente, schiaffeggiata dalla prima. C’era stato un acceso litigio che aveva per oggetto l’esame di una provetta priva del codice a barre e nel corso di quel procedimento la dipendente fece riferimento a presunte irregolarità che venivano commesse nel laboratorio. La dipendente si era rifiutata di fare l’esame sulla provetta priva del codice a barre proprio perché aveva capito che nessuno avrebbe pagato il ticket su quell’esame. Il giudice trasmise gli atti alla Procura e di lì iniziò l’inchiesta che poi ha portato alla richiesta di 29 rinvii a giudizio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in centinaia di casi, probabilmente più di mille, chi lavorava nel laboratorio non avrebbe fatto pagare il ticket a familiari, amici e conoscenti. Un malcostume diffuso, se verrà provato in aula. Le indagini si sono concentrate anche sulle tracce informatiche lasciate dai dipendenti dell’Asl nei computer dell’azienda. Per tutti l’accusa è quella di truffa aggravata, ma sull’inchiesta incombe il rischio della prescrizione perché i fatti contestati sono molto lontani nel tempo e forse è per questo che molti tra i 29 indagati non hanno fatto la scelta della dottoressa Casprini. A nessuno degli indagati viene contestato di essersi messo i soldi in tasca. In pratica sono accusati di non aver fatto pagare il ticket, soldi che comunque non sono finiti nelle casse dell’Asl. La stessa Asl presentò un esposto dopo essere venuta a conoscenza dell’inchiesta.
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