Al tessile servono 2.000 lavoratori ma non ci sono le competenze
L’allarme lanciato durante il progetto di formazione per gli studenti
PRATO. Alcuni andranno in pensione, altri daranno dimissioni volontarie, altri ancora non si vedranno rinnovare il contratto. C’è uno scenario che non fa dormire sonni tranquilli agli imprenditori tessili pratesi, già gravati dalle preoccupazioni per il caro energia: nell’ultimo scorcio del 2022 verranno a mancare circa 2.000 occupati nel comparto moda pratese (il numero è ricavato dalla banca dati Excelsior sull’ultimo trimestre 2022) . Parole d’ordine: orientare, sensibilizzare i giovani a un investimento lavorativo nel tessile, recuperare l’appeal perduto dei tanti mestieri nella moda.
“È di moda il mio futuro”, edizione numero sei. Mai titolo fu più azzeccato per una manifestazione come quella che da sei anni a questa parte organizza Confindustria Toscana Nord coinvolgendo circa 6.000 studenti. Quest’anno poi, con la fine delle limitazioni anti-Covid, sarà l’edizione del ritorno alla normalità con le visite aziendali per le quali si sono già prenotati 250 studenti dell’istituto Buzzi (le classi dell’indirizzo moda) che potranno toccare con mano i filati e i tessuti, scoprire come funziona l’organizzazione di un’azienda, ascoltare le testimonianze degli imprenditori. «Molto spesso i ragazzi rinunciano quando sentono di parlare di lavoro a turni in fabbrica che non rappresenta certo un vantaggio competitivo – sottolinea Roberta Pecci, che coordina l’area formazione all’interno del sistema moda di Confindustria Toscana Nord – Il mondo delle imprese viene percepito ancora come troppo lontano dalle scuole e dalle famiglie». E dire che il tessile corre, in barba agli ultimi due anni segnati da Covid e prezzi alle stelle per bollette e materie prime: fioccano ordini ma si soffre per la carenza di manodopera più o meno specializzata. Che il tessile gode di ottima salute lo dimostrano i numeri della cassa integrazione nel primo semestre del 2022, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: il ricorso agli ammortizzatori sociali si è ridotto del 90 per cento. E l’Irpet fotografa una situazione florida per il comparto fino a giugno 2022, con una crescita sull’andamento dell’occupazione del 3, 6 per cento sul 2021. Segno più anche per i contratti a tempo indeterminato (+19, 2 per cento) . Eppure, tanti di lavorare nel tessile non ne vogliono sapere. Lo dice dall’alto della sua azienda, il prestigioso lanificio “Faliero Sarti”, il coordinatore del sistema moda di Confindustria Toscana Nord Maurizio Sarti.
«Io stesso, in ditta, sono alle prese con la ricerca di più profili: tessitore, orditore, persino un magazziniere è difficile da trovare e lo sto cercando da luglio. Ben sapendo quanto alcune figure non abbiano un elevato livello di specializzazione, come l’orditore, saremmo disposti a formarle in azienda. Il lavoro fatto in questi anni da Confindustria senz’altro ha portato a un riavvicinamento al settore ma la carenza degli addetti resta un problema concreto». Suona un altro campanello d’allarme: l’invecchiamento della forza lavoro. Secondo i dati Inps, nel distretto gli over 55 sono aumentati del 34 per cento fra il 2015 e il 2020 mentre i giovani under 40 diminuiscono del 6, 4 per cento e la fascia da 40 a 54 dell’11, 4 per cento.
La manifestazione vede il patrocinio del Comune e della Provincia di Prato, del Comune di Monsummano Terme e della Provincia di Pistoia. «C’è un tema culturale che riguarda il nostro distretto – sottolinea l’assessora allo sviluppo economico Benedetta Squittieri – Dopo la crisi del passato e la perdita di posti di lavoro, bisogna tornare a considerare il tessile come prospettiva occupazionale superando la diffidenza delle famiglie».l
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