Italia
Prato, tragedia del sottopasso: dopo 12 anni nessun colpevole per le tre donne morte
Il procuratore generale della corte d'Appello chiede l'assoluzione per l'intervenuta prescrizione per Lorenzo Frasconi e Stefano Caldini. A marzo, la decisione
PRATO. Sei anni per la sentenza di primo grado, altri sei per quella di appello: è passato troppo tempo dal 5 marzo 2010, quando tre donne cinesi annegarono nel sottopasso di via Ciulli, riempito d’acqua dopo un violento nubifragio. E così il procuratore generale della Corte d’appello ha chiesto l’assoluzione di Lorenzo Frasconi, ex dirigente del Comune di Prato, e di Stefano Caldini, direttore dei lavori del sottopasso per conto delle Ferrovie dello Stato.
Entrambi devono rispondere di omicidio colposo, ma la pubblica accusa ha constatato che è intervenuta la prescrizione e dunque ha chiesto l’assoluzione, una richiesta a cui ovviamente si sono associati gli avvocati difensori dei due imputati, Olivia Nati e Sigfrido Fenyes. In primo grado erano già stati assolti Sandro Gensini, all’epoca direttore di Asm, e Paolo Berti, dirigente delle Ferrovie. Saranno assolti anche Frasconi e Caldini, ma ora la questione aperta è sulle eventuali conseguenze in sede civile.
Gli avvocati difensori hanno discusso nel merito, sostenendo l’innocenza dei propri assistiti, ma hanno anche chiesto che la Corte non si pronunci per nessun addebito di carattere civile. Le famiglie delle vittime (due sorelle e la figlia di una delle due) hanno già ricevuto un risarcimento da Asm e dal Comune. Potrebbero chiederne un altro agli imputati, nonostante l’assoluzione per intervenuta prescrizione.
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