Il Tirreno

Prato

A Prato

Senza mezzi e personale, ma in Tribunale si costruisce una scala

di Paolo Nencioni
Senza mezzi e personale, ma in Tribunale si costruisce una scala

È in costruzione accanto all’ingresso del palazzo di giustizia e il cantiere è deserto da settimane: poco più in là ce n’è già un’altra

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PRATO. Chiedevano più magistrati, più cancellieri, ascensori che non si guastino un giorno sì e l’altro pure, magari anche soltanto un po’ di carta igienica da mettere in bagno. E invece hanno ottenuto una scala. Peraltro apparentemente inutile, visto che ce n’era già un’altra.

È una storia a suo modo emblematica quella della scala in costruzione accanto all’ingresso del Palazzo di giustizia. I lavori sono iniziati più di un anno fa e ancora non se ne vede la fine, anzi si rischia di vederla tra un bel po’ perché il cantiere, mai particolarmente attivo, è deserto da settimane. Quattro rampe di gradini in calcestruzzo per raggiungere il secondo piano di un edificio che nessuno ha mai giudicato bello ma che almeno aveva una sua coerenza. Ora gli è spuntata davanti questa escrescenza che dovrebbe servire a evacuare il palazzo in caso di emergenza. Ecco la prima stranezza, perché in realtà in fondo al corridoio del secondo piano, quello che porta all’aula collegiale, una scala d’emergenza c’è da sempre e non risulta che sia pericolante. Perché farne un’altra?

Lo ha deciso il ministero della Giustizia, su indicazione della conferenza dei servizi del Tribunale e poi la palla è passata al Provveditorato alle opere pubbliche. Progetto iniziale da 350.000 euro comprensivo del rifacimento dell’ingresso, con un ribasso d’asta che al momento non è dato di sapere. Appalto vinto dal consorzio Ar.Co. di Ravenna che però ha lasciato l’opera a metà. Colpa dell’aumento delle materie prime, dicono al Provveditorato, che di questi tempi è un facile alibi. Finché si è trattato di posare il calcestruzzo nessun problema, ma quando è stato il momento di usare vetro e acciaio è arrivato lo stop, nonostante il consorzio Ar.Co. abbia approvato all’inizio di luglio un bilancio record con quasi 225 milioni di fatturato. Il presidente del Tribunale, Francesco Gratteri, non si esprime sull’utilità dell’opera. Dice soltanto che a lui personalmente non è arrivata nessuna comunicazione formale sul ritardo dei lavori e sul perché.

L’ingegnere Pietro Ielpo, responsabile unico del procedimento per conto del Provveditorato, conferma che c’è un problema di materie prime («i ristori non compensano gli aumenti») e difende la scelta di fare quella scala, «concordata coi vigili del fuoco, serve a dare un assetto adeguato all’edificio». Conferma anche che i lavori a quest’ora dovevano essere già finiti e che però si cerca di non risolvere il contratto, altrimenti i tempi si allungherebbero a dismisura. Del resto, aggiunge, questa benedetta scala la voleva fare già il Comune, anni fa, e il Provveditorato è un mero esecutore. Eppure chi frequenta il Palazzo di giustizia fatica a non pensare alla mano destra che non sa quello che fa la sinistra. Politici, amministratori e sindacalisti hanno fatto il viottolo tra Prato e Roma negli ultimi vent’anni portando al ministero una sola richiesta: dateci più uomini e più mezzi. È arrivata la scala. In un Tribunale dove d’estate si guasta l’aria condizionata e d’inverno il riscaldamento, dove per mesi non c’è stato un ascensore funzionante, dove spesso i processi slittano perché non si riescono a fare le notifiche e cadono in prescrizione (non solo qui, per carità). Dove le infiltrazioni di acqua nel corridoio al secondo piano sono ormai diventate un’installazione artistica. Ecco, ci voleva una scala. Che, l’avrete capito, non è una scala per il paradiso.

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