Sicurezza
Prato, personal trainer ucciso: la procura chiede il rinvio a giudizio per due
Sono accusati accusati in concorso dell'omicidio di Gianni Avvisato
PRATO. La procura di Prato ha chiesto il rinvio a giudizio di Stefano Marrucci, 56 anni, e Andrea Costa, 43 anni, accusati in concorso dell'omicidio di Gianni Avvisato, 39enne ucciso il 24 novembre 2021 con un colpo di pistola sulla porta della sua abitazione a Comeana.
Per l'accusa Marrucci avrebbe sparato il colpo che raggiunse mortalmente all'inguine la vittima, un culturista di 39 anni che lavorava in locali notturni a Firenze, mentre Costa avrebbe accompagnato Marrucci peraltro in quel momento agli arresti domiciliari. Secondo quanto appurato il movente del delitto è da ricondurre a una lite sui social che Gianni Avvisato avrebbe avuto con il presunto omicida, ma molti aspetti della vicenda rimangono da chiarire anche per il lungo curriculum criminale del principale accusato. 'Gringo' è il nome con cui Marrucci era noto nell'ambiente criminale fiorentino già dal 1987 quando a soli 22 anni aveva ucciso il boss mafioso catanese Agostino Mirabella.
Un omicidio che ebbe movente passionale: killer e vittima amavano la stessa donna. Condannato a 20 anni, Marrucci finì per scontare la pena a Prato, nel carcere della Dogaia. Dopo un'evasione ed un'altra sparatoria, altri fatti collezionati nel tempo, Marrucci ha visto puntare su di sé i riflettori delle forze dell'ordine in relazione a numerosi reati. Per alcuni di questi è stato condannato, per altri solamente indagato. Tra gli episodi però ce n'è uno risalente a 10 anni fa, significativo rispetto alla richiesta di rinvio a giudizio pervenuta oggi. Marrucci venne all'epoca indagato per una rapina ad una filiale delle Poste italiane che sarebbe stata compiuta assieme al padre di Gianni Avvisato. Avvisato senior, in quell'occasione, fu arrestato con l'accusa di averlo accompagnato, ma in seguito entrambi furono prosciolti.
Dopo l'omicidio del 24 novembre 2021, Stefano Marrucci fu arrestato 11 giorni dopo, quando i carabinieri misero fine alla sua latitanza con un blitz in un affittacamere a Firenze, in via Catalani. I militari lo sorpresero nel sonno: sul comodino accanto a lui trovarono una pistola, la stessa presumibilmente usata per commettere l'omicidio a Comeana. Riguardo a Andrea Costa, dopo la fuga del 24 novembre fu subito individuato tramite le telecamere di sorveglianza nei pressi del luogo dell'omicidio e bloccato.
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