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Giusti: «Serve un commissario contro l’emergenza energia»

di Alessandro Formichella
Una centrale elettrica
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Una centrale elettrica

Il presidente di Confartigianato: «Il caro bollette è peggio della pandemia»

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PRATO.  «Ci vuole subito un commissario nazionale per l’emergenza energia». Luca Giusti, presidente Confartigianato Prato, ne è convinto. «La situazione attuale è di grande emergenza, più di quella del Covid a questo punto». I numeri parlano chiaro: il 20,1 % degli occupati pratesi nella piccola e media impresa rischia il posto di lavoro dall’oggi al domani, come dice un’analisi di Confartigianato. I prezzi di luce e gas sballano completamente la possibilità di tenuta delle imprese. A Prato e provincia su 5.090 piccole imprese artigiane, al di sotto dei 50 dipendenti, oltre mille ditte rischiano la chiusura già fra settembre e ottobre e circa 4.200 lavoratori rischiano la messa in cassa integrazione. Il distretto industriale e dell’artigianato è sulla graticola.

Presidente Giusti, siamo davvero di fronte ad una tempesta senza soluzione?

«Siamo dentro un tornado vero e proprio e mi sembra che venga ancora sottovalutato. L’impazzimento dei costi energia sta portando fuori mercato le piccole imprese, il lavoro si sta spostando all’estero, vedi la Turchia. Germania e Francia reggono più di noi, perché hanno un costo dell’energia del 25-30% in meno, pur nell’aumento dei prezzi. Rischiamo il collasso davvero. E per molto tempo».

Siamo davanti al rischio di deindustrializzazione del distretto?

«Direi proprio di sì. E le aziende che chiudono non riapriranno. Questa crisi è molto più pesante e dannosa di quella della pandemia. I costi di luce e gas sono ormai insostenibili. Per molti artigiani e piccoli imprenditori conviene chiudere e c’è chi già lo sta facendo. C’è chi sta riducendo i giorni lavorativi per non trovarsi davanti a costi che farebbero fallire l’azienda. Si preferisce ridurre la produzione, per non sostenere costi di gestione insostenibili».

Di nuovo un decreto “Aiuti ter” a imprese e famiglie sui costi energia. Servirà a qualcosa?

«Di questi soldi non arriverà niente a imprese e famiglie. Va detto. Il decreto del governo è la proroga della riduzione dell’Iva e abbattimento degli oneri di sistema già promulgati. Ma i costi del gas, con la Russia che chiude e apre i rubinetti del gas, continuano a produrre l’impazzimento dei costi e dei valori di borsa. Il ricorso agli aiuti finanziari non è la risposta a lungo termine, va fatto subito qualcosa di più forte».

E quale potrebbe essere l’intervento, allora?

«La questione è ormai di livello internazionale. Solo la Ue può calmierare la situazione, che va oltre il livello nazionale. Bisogna che sia l’Unione europea a mettere il freno all’impazzimento dei costi o l’economia nazionale salta. Il governo deve decretare una situazione di emergenza sull’energia come per il Covid, è l’unica soluzione».

Ci aspetta un autunno con ricorso alla cassa integrazione per molte piccole aziende?

«Sarà così. È questione ormai di pochi giorni. Tenere aperta una rifinizione tessile che è passata da un costo di 80mila euro al mese a 750mila euro di gas, come è accaduto a Prato, è praticamente impossibile. Tenere aperto un piccolo fornaio che da 4mila euro è passato a 12mila euro di gas o di luce al mese, blocca ogni tentativo di tenere aperto. Il fenomeno è devastante e segnerà per sempre il distretto industriale e il mondo dell’artigianato».

A Prato e provincia, si potrebbe avere un’emergenza sociale e lavorativa?

«Temo di sì. Non sta a me indicarlo. Ma se migliaia di piccole aziende chiudono, l’indotto arretra, i servizi rallentano, migliaia di persone vanno in cassa integrazione, le famiglie scivolano al di sotto delle condizioni di vita necessarie. Avremo mesi durissimi davanti. E tutto questo quando gli ordini di lavoro fioccavano come non mai in tutti i settori. Sta avvenendo il paradosso, la realtà supera la fantascienza».

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