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Si riapre in appello il caso del sessantenne morto dopo la caduta al pronto soccorso di Prato: imputati due vigilanti
I giudici risentiranno sei testimoni. L’accusa è omicidio preterintenzionale. In primo grado i due imputati sono stati assolti
PRATO. Si riapre in Corte d’appello il caso di Massimo Statunato, il sessantenne che fu trovato dolorante nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2017 in un corridoio del pronto soccorso, perse l’uso delle gambe e un anno dopo morì. Per quell’episodio la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio di due vigilanti, Andrea Priolo e Simone Pagliantini, accusati di omicidio preterintenzionale, in pratica di aver picchiato Statunato cagionandone poi la morte un anno dopo. Del presunto pestaggio però non ci sono testimoni oculari, solo le dichiarazioni della parte lesa, che però non fu in grado di identificare i presunti picchiatori, e quelle messe nero su bianco da una dottoressa del pronto soccorso che lo scrisse su un referto ma non lo disse subito alla polizia. Si parlò di percosse anche nella seconda relazione redatta dai poliziotti. Tutto troppo confuso, secondo il giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini, che nell’aprile dell’anno scorso ha assolto i due vigilanti, ora tornati in servizio.
Il pubblico ministero Valentina Cosci però, in vista del processo di appello, ha chiesto di risentire due testimoni e il procuratore generale ha fatto sua la richiesta. I giudici sono andati oltre: nelle udienze del 7 e 14 dicembre verranno sentiti sei testimoni, la dottoressa del pronto soccorso, tre suoi colleghi, una paziente e un agente di polizia. Che venissero sentiti altri testimoni lo ha chiesto con forza anche l’avvocato di parte civile Manuele Ciappi, che insieme a Benedetta Bertolaccini e Annalucia Mereu assiste la figlia e i fratelli della vittima, mentre i due imputati sono difesi da Giuseppe Nicolosi, Michela De Luca e Antonio Cozza.
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