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Prato, ecco la stangata sulle aziende che si occupano di spurghi

Una protesta degli spurghisti in occasione della temporanea chiusura dell’impianto di Baciacavallo che già nel mese di giugno provocò non pochi problemi al settore. Ora arriva la stangata legata ai costi dell’energia
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Una protesta degli spurghisti in occasione della temporanea chiusura dell’impianto di Baciacavallo che già nel mese di giugno provocò non pochi problemi al settore. Ora arriva la stangata legata ai costi dell’energia

Le aziende che smaltiscono i liquami pagheranno un milione in più a Gida e Publiacqua e scaricano i maggiori costi sui clienti con aumenti delle tariffe tra il 25% e il 30%

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PRATO. Un ticket di 4 euro a tonnellata applicato da Gida e un aumento medio di 7 euro a tonnellata stabilito da Publiacqua. È una stangata da un milione di euro l’anno quella che si è abbattuta sul settore degli spurgo. Tutto è legato ai rincari energetici che hanno portato gli impianti di depurazione ad alzare le tariffe per lo smaltimento dei liquami. Gli aumenti di Publiacqua per l’impianto di San Donnino a Firenze sono già in vigore e variano fra i 6 e gli 8 euro, il ticket energetico di 4 euro imposto da Gida sarà invece in vigore da giovedì 15 settembre.

Per il Consorzio Spurghisti Associati, che in Toscana raggruppa 46 aziende del settore degli spurgo fra Prato, Firenze, Pistoia, Siena, Valdelsa e Valdarno, i conti sui costi maggiorati sono presto fatti. Negli impianti di Gida vengono conferite 149.000 tonnellate l’anno di liquami (l’aumento è quindi di 596mila euro col ticket energetico), mentre a San Donnino le tonnellate smaltite sono 56.000 per un incremento di costi di 392mila euro. Insomma il conto complessivo sfiora il milione di euro.

A questi costi vanno poi aggiunti gli aumenti del gasolio per garantire gli spostamenti alle cisterne degli spurgo, col diesel che è salito da 1,4 euro al litro a 1,8 euro (e negli scorsi mesi aveva ampiamente sfondato il muro dei due euro). Incrementi del carburante che si traducono in spese per migliaia di euro in più al mese per ogni azienda del settore.

«Purtroppo questa situazione ha una sola via d’uscita: aumentare i costi del servizio di spurgo effettuati ad aziende, condomini e privati – spiega Massimo Durgoni, vicepresidente del Csa – Per rendere economicamente sostenibile il servizio siamo costretti a prevedere incrementi fra il 25% e il 30%. In questi mesi, nonostante le difficoltà sotto gli occhi di tutti, non abbiamo mai aumentato le tariffe rispetto agli aumenti subìti per lo smaltimento dei liquami. Oggi, purtroppo, non abbiamo alternative e siamo costretti ad alzare i prezzi».

Durante la pandemia il consorzio aveva offerto uno sconto del 5% a tutti quei condomini che decidevano di saldare le fatture entro sessanta giorni dall’emissione. I costi per effettuare il servizio però corrono sempre di più giorno dopo giorno, e hanno costretto il Csa ad arrivare all’attuale adeguamento delle tariffe. Non solo. Per il settore degli spurgo resta sempre la problematica dello smaltimento dei fanghi, la cui unica soluzione a oggi è quella di finire in discarica. Una dinamica che comporta costi vertiginosi per gli impianti e che si ripercuotono sulle tariffe degli spurgo.
 

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