Attenzione
Tentata violenza: per il giudice è stato solo un approccio deciso
L’imputato è stato assolto, ma la Procura contesta la sentenza e fa appello
PRATO. Nel novembre di due anni fa il nigeriano Super Ugowe, di 34 anni, afferrò una donna originaria del Camerun che abitava nel suo stesso affittacamere di via Valla, la spinse sul letto e le si gettò sopra chiedendole insistentemente perché continuava a respingerlo. Dopo una breve colluttazione la donna riuscì a scappare. Inseguita, si chiuse in camera e non ci furono ulteriori conseguenze.
Per la Procura si è trattato di una tentata violenza sessuale, mentre per il giudice Leonardo Chesi, che ha condannato Ugowe, difeso da Antonio Bertei, a quattro anni e 8 mesi per tentato omicidio in relazione a un’aggressione avvenuta pochi giorni dopo sempre ai danni della camerunense, quello di novembre fu un approccio solo un po’ troppo deciso e non si può parlare di violenza o di tentata violenza.
Per questo la Procura ha presentato appello chiedendo che venga riconosciuto il reato di tentata violenza sessuale. Se non è tentata violenza questa, argomenta il procuratore Giuseppe Nicolosi, che si è occupato del caso insieme al sostituto Petrocchi, non si vede che altro possa essere.
Il giudice Chesi, invece, la pensa diversamente e nelle motivazioni della sentenza ha spiegato perché. Secondo lui l’imputato «ha tenuto una condotta materiale che non risulta essere particolarmente incisiva della sfera di libertà sessuale della parte civile, non avendo egli attuato alcuna condotta di toccamenti, palpeggiamenti, o altre azioni prodromiche alla successiva realizzazione dell’atto sessuale». A sostegno di questa tesi il giudice ricorda che la condotta dell’imputato ha avuto «una durata brevissima», la donna «è riuscita a sottrarsi al tentativo di sopraffazione in maniera abbastanza agevole» e non avrebbe manifestato «un particolare sentimento di disagio della propria sfera sessuale», «non essendosi confidata con alcuno dei suoi coinquilini circa i fatti occorsi». Insomma, un approccio certamente troppo deciso, ma non una tentata violenza sessuale. Ora sarà la Corte d’appello a stabilire se il giudice ha proposto un’interpretazione riduttiva oppure se davvero è stato solo un approccio sbagliato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
