La protesta
Prato saluta il suo vescovo: «Addio Gastone, hai cambiato il volto della chiesa di Prato»
Il ricordo di monsignor Nerbini ai funerali del vescovo emerito Simoni. E anche il Vaticano celebra il pastore «attento alle emergenze sociali»
PRATO. Il segno della croce e una fugace carezza, l’ultima, sulla bara appena uscita dal Duomo. Ha le lacrime agli occhi Angelina Moniz quando si avvicina al carro funebre. Lavora in una comunità di disabili, la Oami di Galceti: l’ultima volta che aveva visto il vescovo Gastone fu prima di Pasqua. Fu una gioia per quei ragazzi vederselo arrivare così, a sorpresa. «Venivamo dal periodo buio del Covid e, dopo tanto isolamento, arrivò lui a celebrare una messa. Aveva molto a cuore la nostra realtà». Ricordi più ravvicinati nel tempo li ha Francesco Coppola, che faceva l’Oss a Careggi ai tempi del ricovero dopo il primo malore di Simoni. I due si conoscevano già dai tempi dell’episcopato a Prato e, di tanto in tanto, Francesco andava a Fiesole per portare a Simoni una crostata di fichi di cui era tanto goloso. «In ospedale voleva sempre me per fargli la barba, visto che c’eravamo ritrovati in quella circostanza. Oggi piango la perdita di un secondo padre». Non c’era pratese ieri mattina che non custodisse un ricordo legato al vescovo emerito Gastone Simoni venuto a mancare il 28 agosto: una parola di conforto, un abbraccio, un momento difficile della propria vita segnato dall’incontro con la straordinaria guida che lui fu, capace di tenere insieme le tante anime della città. Chi non ha potuto assistere ai funerali celebrati dal vescovo Giovanni Nerbini e concelebrati dal cardinale di Firenze Giuseppe Betori (insieme a tutti i gradi del clero pratese e fiorentino), lo ha fatto dal maxi schermo in piazza Duomo. Ma i pratesi hanno iniziato a raccogliersi in preghiera dentro la Cattedrale già dalle 7 di mattina. In prima fila tutte le autorità del territorio, in primis il sindaco Matteo Biffoni, insieme all’assessore regionale Stefano Ciuoffo, ai parlamentari Giorgio Silli ed Erica Mazzetti. Vent’anni di episcopato hanno scritto una pagina di storia della città, incrociando lungo questo cammino quattro sindaci: Claudio Martini, Fabrizio Mattei, Marco Romagnoli, Roberto Cenni (i primi tre presenti ieri mattina). L’omelia ha ripercorso le tappe principali della vita ecclesiale di Simoni, dai primi tempi in cui «da vicario usciva con la sua 126 dalla diocesi di Fiesole per andare a celebrare la messa nelle parrocchie del Casentino» fino all’ordinazione a vescovo. Correva il 1992: fu una nomina sofferta, travagliata. «Non aveva davvero aspirato all’episcopato e più di una volta si era tirato indietro di fronte a quella proposta – ricorda Nerbini – Ricordo l’annuncio della nomina a vescovo nella cattedrale di Fiesole: il suo volto chinato trasudava emozioni, preoccupazione, sofferenza». Poi accadde una metamorfosi, dopo l’arrivo a Prato: le titubanze iniziali lasciarono il posto a un radicamento profondo in questa città. «L’impegno pastorale lo aveva trasformato rapidamente, l’amore nutrito fin da subito per questa chiesa e questa città, il forte senso di responsabilità avevano risvegliato in lui un uomo misurato e controllato, una passione inusuale e un sorriso per me insolito. In vent’anni di mandato episcopale il vescovo Simoni ha cambiato in modo significativo il volto della chiesa di Prato, ma anche questa chiesa ha cambiato non poco il suo modo di essere. Non lo avevo mai visto prima abbracciare con vero affetto fraterno le persone, come capitò poi in seguito». È il ritratto del pastore umile e generoso, quello che emerge dall’omelia del vescovo Nerbini, che si riallaccia a un passo della lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi ( “mi sono fatto tutto a tutti”). Si fermava per strada Simoni per ascoltare e tendere la mano. Fino a perdere la cognizione del tempo. «Diceva che era preferibile essere raggirati piuttosto che respingere un povero vero. Era capace di telefonare a qualcuno nel cuore della notte per farsi accompagnare lì dove avrebbero potuto rifugiarsi i senzatetto». Infine, l’uomo di grande intelligenza e cultura che dedicava le ore notturne allo studio, concentrandosi sulla ricerca del bene comune nello Stato e nella società.
Al termine della cerimonia, monsignor Nerbini ha letto un messaggio di cordoglio del segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin, con cui papa Francesco ha ricordato «il solerte servizio alla chiesa di un pastore particolarmente attento alle emergenze sociali».
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