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Prato

Biciclette elettriche raffica di furti in città

Alessandro Formichella
Biciclette elettriche raffica di furti in città

Le bici elettriche a pedalata assistita, fanno gola. E fanno gola soprattutto nella zona di Prato nord, da San Martino per Galceti fino a Coiano, dove ormai sarebbe un susseguirsi continuo di furti, a quanto pare ben mirati, in tanti garage di altrettanti condomini alla ricerca delle bici elettriche

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PRATO. Le bici elettriche a pedalata assistita, fanno gola. E fanno gola soprattutto nella zona di Prato nord, da San Martino per Galceti fino a Coiano, dove ormai sarebbe un susseguirsi continuo di furti, a quanto pare ben mirati, in tanti garage di altrettanti condomini alla ricerca delle bici elettriche. Potrebbe essere la banda della “pedalata assistita”, già così ribattezzata, quella che da giugno imperversa in questa parte popolosa della città. Stefano Assirelli, già vicecomandante della polizia municipale di Prato e oggi docente di politiche sulla sicurezza urbana, è uno di quelli presi di mira dai furti che ormai, come afferma, si ripetono quasi ogni notte nella zona. Nella notte fra il 27 e 28 giugno scorsi, dal suo garage ben chiuso sono state portate via ben 4 bici a pedalata assistita di tipo professionale per un valore stimato, come dice il denunciante, di circa 22mila euro. Una cifra importante. Tanto che Assirelli, oltre ad aver formalmente esposto denuncia per furto, ha pubblicato su Facebook una nota in cui parla in modo deciso e diretto. «Il cittadino ha paura. L’insicurezza percepita adesso è quella di una sicurezza vulnerata. Solo non molto tempo fa, rimanere vittima di reato era un fatto raro. Ma il vento è cambiato; ora ci alziamo la mattina sperando di non trovare aperta la porta del garage; controlliamo che i vetri dell’auto non siano infranti».
Nella zona nord di Prato i furti ai garage, almeno da quanto racconta Stefano Assirelli, stanno avvenendo con sempre maggiore frequenza, e i ladri, in questo caso, andrebbero a colpo sicuro alla ricerca di beni già individuati prima. Ma dal post su Facebook emergono considerazioni che superano il fatto in se stesso e puntano il dito su un territorio che secondo il docente di politiche sulla sicurezza stanno diventando minacciose. La prima di tutte, l’abitudine a subire reati. «Ci stiamo abituando a tutto questo – prosegue Assirelli – D’accordo, il nostro ordinamento non ci aiuta, ma ciò che manca è un efficace presidio del territorio. La rete di controlli integrati delle forze di polizia decantata dai vari pacchetti sicurezza, non è idonea a reggere l’urto. Al cittadino non importa granché se viene arrestato il capo mafia latitante. Il cittadino ha una sola semplice aspirazione, ovvero quella di poter vivere in tranquillità. Rendiamo efficaci i controlli, presidiando il territorio come si deve, in modo capillare. Istituzioni formali e informali, fate vedere che ci siete».
Il richiamo è chiaro: furti ben calibrati in orario e su beni già adocchiati, fanno pensare a professionisti che si muovono con discreta abilità e conoscenza del territorio e delle abitudini delle loro vittime. Bici di valore che scompaiono nel giro di pochi attimi dai domicili privati e che hanno già un mercato. «L’impunità dei reati favorisce tutto questo. È il caso di dirlo e di chiedere programmi di maggiore tutela dei cittadini. Perché, e lo ripeto, le persone vogliono una vita tranquilla», conclude Assirelli. 
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