Attenzione
I tessuti abbattono i confini
Parte il progetto per l’inclusione di stranieri promosso dal Museo di via Puccetti. Il direttore Guarini: «Percorsi di integrazione attraverso la cultura e la storia cittadina»
PRATO. Quello scrigno di storia tessile era lì, sotto i suoi occhi, nella città dove vive da tanti anni. Eppure Mamaj Lirjeta non aveva mai varcato la soglia del Museo del Tessuto prima del progetto “Tessuti sociali” che ha fatto conoscere l’ex Campolmi anche alla comunità albanese.
«Questi spazi ci hanno colpito molto – racconta la donna –. Non abbiamo tanti luoghi di ritrovo e la visita al museo è stata una sorpresa». L’italiano Mamaj lo sa bene, ma se i suoi connazionali vorranno addentrarsi nelle sale del museo potranno accedere a un percorso facilitato con il qrcode che consente di scaricare sul proprio smartphone testi e audio in albanese. Stessa musica per arabo, cinese e urdu, le altre lingue in cui è possibile scoprire la bellissima collezione di tessuti. Quello del Museo del Tessuto è il primo esempio in Italia di istituzione museale che si apre alle comunità straniere. Se i cittadini stranieri non vanno al museo è il museo che va da loro. Li prende per mano, li accompagna alla scoperta dei suoi tesori parlando la loro stessa lingua. Ma soprattutto, si affida ai bambini delle scuole primarie e medie per accompagnare i grandi nelle sale alla scoperta dei tesori del museo e fare così da ponte di collegamento con le comunità straniere: a fine maggio sono state 300 le presenze di famiglie straniere nell’arco di quattro giorni.
Un istituto, in particolare, il Marco Polo: il più multietnico, dove è sbocciato il progetto realizzato dall’Università per stranieri di Siena, in collaborazione con il museo del Tessuto e finanziato con fondi regionali. I “fiori” di questi semi piantati negli ultimi due anni sono i video realizzati da sette classi della primaria Guasti e due delle medie Mazzei (comprensivo Marco Polo) mediante la tecnica dello “stop motion”. C’è la storia di Madalina, bambina emigrata in Romania portando in valigia una copertina ricamata dalla nonna. Per la seconda C delle Guasti, una delle classi coinvolte, scrivere la storia, realizzare le scenografie e creare l’animazione è stato un lavoro collettivo guidato dalle maestre partendo da una fotografia portata dai bambini e che è diventata stimolo per immaginare storie.
Francesca Serafini e Vanessa Foscoli, rispettivamente responsabile della sezione didattica del museo e assegnista di ricerca dell’Università per stranieri di Siena, sono entrate in classe e hanno scoperto il variegato mondo delle Guasti, dove sfilano tante bandiere, dove si intrecciano vissuti diversi, “tessuti sociali”. L’apertura alle comunità straniere è sempre stato il pallino di Filippo Guarini, direttore del Museo. «Il carattere multietnico della mostra “Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba” ci ha dato la spinta per strutturare dei percorsi di inclusione accogliendo una proposta dell’Università per stranieri di Siena che ci ha coinvolti nel primo lockdown». Il prossimo passo sarà rinsaldare il legame anche con un gruppo di donne rifugiate e afghane del progetto Sai (sistema accoglienza integrazione del Comune).
«Il nostro Paese è al centro di un’identità multipla e la cultura, per sua definizione, è aperta in un mondo di contaminazioni – sottolinea Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena –. Abbiamo bisogno che la traduzione delle parole non sia calata dall’alto, ma partecipata, com’è avvenuto con il progetto “Tessuti sociali”».
Non deve sorprendere se un giorno i bambini nelle scuole pratesi del primo ciclo possano imparare le lingue straniere, magari proprio il cinese. «Perché no – aggiunge Montanari –, le identità si affiancano».
Un altro pezzo del progetto riguarda gli istituti Livi, Copernico, Gramsci-Keynes: 23 studenti delle comunità pakistana, cinese, marocchina e albanese hanno realizzato quattro minivideo in cui invitano i loro coetanei alla visita del museo nella propria lingua madre. «Quando ci si contamina si cresce tutti – dice l’assessora regionale all’istruzione Alessandra Nardini –. La cultura è un’arma potentissima». Per la sua collega in Comune, l’assessora Ilaria Santi, «è importante che queste belle esperienze escano fuori dalla scuola».
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