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Tribunale

Rapina alle massaggiatrici: pesanti condanne per i tre banditi

Paolo Nencioni
Rapina alle massaggiatrici: pesanti condanne per i tre banditi

Dovranno scontare sei anni di carcere a testa per il colpo di via Filicaia

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PRATO. Tre pesanti condanne sono state inflitte dal Tribunale di Prato ad altrettanti imputati di nazionalità cinese, il terzetto che il 22 luglio dell’anno scorso rapinò due connazionali all’interno di un appartamento di via Vincenzo da Filicaia. Guan Shilun, Hong Weiwen e He Xiaoquiang, di 23, 31 e 48 anni, dovranno scontare una pena di 6 anni di reclusione a testa, come chiedeva il pubblico ministero Valentina Cosci, essendo stati riconosciuti colpevoli di rapina aggravata in concorso.

I tre, ora difesi da Alessandro Fantappiè, erano stati arrestati dai carabinieri due mesi dopo la rapina, alla metà di settembre, e da quel momento sono rimasti in carcere. L’appartamento di via da Filicaia era utilizzato dalle due donne cinesi di 46 e 48 anni per la loro attività abusiva di massaggiatrici, un’occupazione dietro alla quale ogni tanto si cela la prostituzione. L’attività era pubblicizzata all’interno della comunità cinese ed era arrivata agli orecchi dei tre rapinatori, convinti di fare un colpo facile facile, soprattutto eprché pensavano che le vittime della rapina, a causa della loro attività abusiva, non avrebbero mai denunciato l’aggressione.

Nel pomeriggio del 22 luglio, dunque, i tre si presentarono come normali clienti ma quasi subito misero le cose in chiaro tirando fuori una mannaia. Le due donne vennero malmenate e poi legate. I tre banditi rastrellarono 5.800 euro in contanti e poi obbligarono una delle due donne a fare un bonificio di 17.000 yuan (al cambio attuale sarebbero 2.432 euro) su un conto corrente virtuale che poi si scoprirà essere intestato a uno dei tre, Guan Shilun.

Le due donne finirono in ospedale per contusioni giudicate guaribili in dieci giorni e di lì sono iniziate le indagini dei carabinieri.

I rapinatori, come detto, erano sicuri che la rapina non sarebbe stata denunciata e così per spostarsi avevano usato un’auto intestata al cognato di uno dei tre. Partendo dal numero di targa e dal conto corrente virtuale intestato a Guan Shilun, per i carabinieri è stato abbastanza semplice risalire al terzetto, arrestato dopo due mesi di indagini.  

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