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cronaca

Furti in ospedale a Prato, lo sfogo di un padre: «Ha derubato nostra figlia morta, provo tanto disprezzo»

Parla il genitore della donna deceduta il 5 giugno al Santo Stefano


23 giugno 2022 Paolo Nencioni


PRATO. «Se me la trovassi davanti? Non so davvero che cosa potrei dirle. Forse la cosa migliore sarebbe il silenzio. Qualsiasi parola non riuscirebbe a esprimere il disprezzo che provo nei suoi confronti». Carlo Paolo Romei ha 82 anni, da un paio di settimane ha superato la prova che nessun genitore dovrebbe essere mai chiamato a superare, la perdita di una figlia, e quel giorno stesso, era il 5 giugno, ha scoperto che qualcuno aveva derubato la sua Antonella, le aveva preso il bancomat dal comodino mentre la donna era incosciente ed era andato a fare la spesa all’Esselunga.

Ora Carlo Paolo, una vita da direttore amministrativo di un lanificio di Montemurlo prima della pensione, è seduto sul divano di casa, in via Fra’ Bartolomeo, guarda la moglie Graziella e prova a raccontare quello che gli è successo, perché non succeda ad altri.

La più che presunta ladra, infatti, una operatrice socio-sanitaria di 56 anni residente a Firenze e dipendente dell’Asl, è stata rintracciata e denunciata dai carabinieri grazie alla tempestività della denuncia dei coniugi Romei. «Tra gli effetti personali di mia figlia – ricorda – non c’era il bancomat. All’inizio abbiamo pensato che lo avesse unificato con la carta di credito, poi abbiamo visto dei movimenti sospetti, anche dopo il decesso. C’erano spese all’Esselunga di Prato e in una parafarmacia di Scandicci, totale 320 euro, tutte piccole spese. Ho sporto denuncia e sono passato in ospedale. La caposala mi ha detto che non necessariamente il ladro era uno di loro, poteva essere arrivato dall’esterno».

«Sinceramente – racconta Romei – pensavo che fosse finita lì. Invece dopo un paio di giorni mi ha chiamato il maresciallo dei carabinieri e mi ha detto che avevano trovato la ladra. Per noi è una soddisfazione morale».

«Così rendiamo giustizia a chi non c’è più» aggiunge la moglie Graziella.

«Naturalmente siamo dispiaciuti per quello che è successo – riprende lui – ma ci è sembrato giusto reagire, non volevamo lasciar perderre». Perché purtroppo è questo che fanno in tanti. Reazione comprensibile perché quando perdi una persona cara tutto il resto passa in secondo piano, e magari non si denuncia. I coniugi Romei invece hanno voluto andare fino in fondo, nonostante abbiano dovuto superare il dolore per la perdita di una figlia di 54 anni che se n’è andata in poco più di tre mesi per una malattia che si è rivelata impossibile da curare.

«I carabinieri hanno fatto un buon lavoro – dice Graziella, la madre di Antonella – Semmai mi preoccupa l’Asl. Nei reparti dove sono ricoverati pazienti fragili come era mia figlia bisognerebbe che ci fosse un controllo costante, per evitare che accadano queste cose. E quella lì, la ladra, dovrebbero rimandarla nel suo paese a fare quello che ha fatto qui (è di nazionalità romena, ndr)».

Martedì la direttrice dell’ospedale, Sara Melani, ha spiegato che le camere sono dotate di cassaforte e dunque il sistema per evitare i furti ci sarebbe. Solo che molti non usano la cassaforte e lasciano oggetti di valore nei cassetti. Se questa vicenda può insegnare qualcosa è che conviene sempre mettere al sicuro i propri averi, anche se ci si trova in un posto teoricamente sicuro come un ospedale.
 

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