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Prato, ditte fantasma per rinnovare i permessi: chiuse le indagini, 209 rischiano il processo

E' l'inchiesta dei sostituti Gestri e Boscagli sui consulenti del lavoro e i centri elaborazione dati che facevano carte false per gli imprenditori cinesi


18 giugno 2022 di Paolo Nencioni


PRATO. Chi voleva farsi beffe dei controlli sui permessi di soggiorno da rilasciare o rinnovare ai cinesi era consapevole “che l’ufficio non predisponeva controlli diretti a riscontrare l’esistenza della situazioni di fatto dichiarate dalla parte interessata, limitandosi all’espletamento di una verifica formale dei requisiti prescritti per legge”. L’ufficio in questione è l’Ufficio immigrazione della Questura di Prato e il passaggio appena citato è contenuto nell’avviso di chiusura indagini recapitato in questi giorni a 209 persone (192 cinesi e 17 italiani) dai sostituti procuratori Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri. Si tratta dell’inchiesta della guardia di finanza che lo scorso ottobre è stata chiamata “Easy permit”, permessi facili, ormai un classico nelle cronache giudiziarie pratesi, ma che stavolta ha aggiunto qualche ingrediente in più al solito canovaccio.

Il passaggio sui controlli solo formali fatti dall’Ufficio immigrazione spiega perché alcuni studi di consulenti del lavoro si siano prestati, secondo la tesi dell’accusa, a fare carte false in cambio di soldi. Le pratiche di rinnovo o di rilascio del permesso sono migliaia ogni anno e la Questura non ce la fa a controllare tutto. Gli imprenditori orientali lo sanno e con l’aiuto dei colletti bianchi italiani ne approfittano. Lo scorso ottobre sono finiti agli arresti domiciliari Alessandro Frati, Alessandra Belliti, Giuseppe Cannatà, Marta Gabbriellini, Wu Chao, Hu Jiejie detta Jessica e Hu Weijie detta Sara, oltre all’obbligo di dimora e di firma per Paolo Santangelo. Quattrocento finanzieri hanno eseguito 142 perquisizioni in provincia di Prato e non solo. Secondo la Procura sarebbero 52 gli imprenditori cinesi occulti che risultavano dipendenti delle aziende di cui in realtà erano titolari. Ci sono poi 46 prestanome e 83 lavoratori assunti per finta nelle ditte fantasma.

Un gigantesco affare per i consulenti del lavoro e per i centri elaborazione dati italiani, che a dire il vero, sempre stando a quanto riferito, praticavano prezzi popolari: 150 euro per l'apertura dell'impresa, 15 euro al mese per le buste paga, 50 euro al mese per la contabilità, 10 euro per il kit per il rinnovo del permesso di soggiorno.

A far scattare l'inchiesta era stato un controllo della polizia municipale di Prato avvenuto ormai quasi cinque anni fa, nel 2017. I vigili urbani andarono a verificare l'indirizzo di una società a conduzione cinese, nel Macrolotto, che risultava avere 48 dipendenti, e scoprirono che la ditta non esisteva

Nel frattempo quattro indagati (Wu Chao dello studio RW, i coniugi Alessandro Frati e Alessandra Belliti dello studio Frati&Belliti, tutti difesi dall’avvocato Antonino Denaro, e Giuseppe Cannatà dello studio Cannatà) hanno scelto il rito immediato e il processo per loro è iniziato lo scorso 14 marzo.

Gli altri hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati in Procura e spiegare le proprie ragioni. Poi il sostituto Boscagli tirerà le somme ed eserciterà l'azione penale.

 

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