Il Tirreno

Prato

Una nuova Costituzione

Lorenzo Carducci
Uno scatto della presentazione della Costituzione del Convitto Cicognini avvenuta ieri mattina al teatro Metastasio di Prato
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Uno scatto della presentazione della Costituzione del Convitto Cicognini avvenuta ieri mattina al teatro Metastasio di Prato

Gli studenti del Convitto Cicognini presentano la loro Carta fondante. «Volevamo farci delle promesse, condividendo principi e valori»

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PRATO. «Il Convitto Nazionale Cicognini si fonda sulla collettività studentesca, sulla sua libertà d’espressione e l’inalienabile rapporto di reciproco rispetto tra tutti i membri che ne abitano gli spazi. Questi spazi, in quanto luogo di espressione delle libertà degli individui, devono essere tutelati dalle rappresentanze studentesche».

Due commi, un manifesto di presenza fisica, materiale. L’urgenza dell’esserci e del volerci essere. Coi propri diritti e doveri, non solo a scuola ma più in generale nella società, nel mondo. È il primo articolo della “Costituzione degli studenti e delle studentesse del Convitto Cicognini”, nata il 24 maggio e presentata ufficialmente ieri mattina al teatro Metastasio, assieme al giornalista Graziano Graziani, di fronte alla dirigente scolastica e alle istituzioni cittadine.

Cinque articoli fondamentali (modificabili solo con referendum di tutti gli studenti) e cinque disposizioni “normative” per farsi delle promesse, assumersi delle responsabilità, mettere nero su bianco i propri desideri. Un modo per reagire a cosa non va costruendo un’alternativa comune. Gli studenti del Convitto hanno scelto e si sono scelti, formando un tutt’uno nel quale intraprendere l’avventura della costruzione di una comunità dalle fondamenta. Un progetto ed un processo ambizioso e visionario, faticosissimo, dove l’unico compromesso possibile è quello al rialzo.

La forma prende le mosse dall’approfondimento di contenuti, storia e valori ispiratori della Costituzione della nostra Repubblica, per poi dar vita sullo stesso modello ad un proprio documento programmatico. Hanno pensato a tutto, i ragazzi, con un’ostinazione ed uno slancio che demolisce uno ad uno i cliché sulle nuove generazioni, spesso gratuitamente ritenute spente, disinteressate, scostanti.

E invece cinque mesi di lavori ininterrotti, con l’assemblea costituente – composta dal comitato dei rappresentati di classe e dal direttivo studentesco (per un totale di 68 studenti), organi entrambi eletti – a riunirsi in commissioni ogni settimana, per addivenire a bozze condivise all’unanimità da tutti, nessuno escluso. I restanti articoli fondamentali vertono su rappresentanza, salute mentale, egemonia culturale e uguaglianza, chiudendo un ulteriore cerchio con la nota vicenda dell’esclusione delle due ragazze dal ballo. È prevista anche la mediazione linguistica e il rispetto delle minoranze, come dimostra la traduzione del testo definitivo approvato dall’assemblea in inglese e in cinese.

Il documento resterà conservato al Convitto per le future generazioni ed è stato firmato da dirigente, comune, consulta studentesca, prefetto, questore e forze dell’ordine, che presi dallo stupore non hanno esitato a complimentarsi con i ragazzi. Ma non è la voglia di essere compiaciuti che li ha spinti a tutto questo.

«Volevamo dimostrare che c’è una generazione che non vuole restare nella sala d’aspetto – apre il portavoce e presidente di comitato e direttivo Niccolò Sanesi – bensì cambiare e migliorare la società. A partire dalla scuola, vista come catena di montaggio e non abbastanza come luogo di formazione in cui accrescere la propria cultura e personalità. Studiare per il voto non ha senso – entra nel merito – e anche la formazione dei professori dovrebbe essere più improntata ad un percorso di scambio e arricchimento. Inoltre dovremmo staccarci da una scuola finalizzata unicamente al lavoro, abbiamo bisogno di studiare senza uno scopo preciso, solo per amore di sapere».

«Abbiamo studiato da dove veniamo, per capire chi vogliamo essere – chiude il ventenne – scrivendo un manifesto della nostra identità, un documento programmatico, un atto di responsabilità condivisa». Sembra un gioco, un esercizio retorico. In realtà è una piccola grande vittoria dell’umanità. l

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