Gioco
Tutti i dubbi sull’Hub: «Dove vanno gli scarti delle confezioni?»
Gli interrogativi di chi si oppone al centro per il riciclo che Comune e Alia vogliono costruire a Baciacavallo
PRATO. La decisione è presa, sul hub tessile che Alia vuole portare avanti nella zona di Baciacavallo. Questo è il risultato del consiglio comunale straordinario di giovedì, al quale hanno partecipato una cinquantina circa di residenti delle tre zone interessate, Fontanelle, Cafaggio e Paperino. «Un po’ di tristezza e delusione – commenta Luca Soldi, perito tessile e consigliere del circolo Arci di Cafaggio – perché durante tutte le campagne elettorali è stato parlato di come curare le periferie, farle rinascere, dare importanza alle persone che ci vivono e poi... Questi sono diritti ribaditi anche dalla nostra carta costituzionale e poi arriva questa decisione e chi non è d’accordo passa da primitivo, quelli del no, quelli che non hanno alternative, quelli a cui non va bene niente». Grande rammarico per l’assenza delle autorità regionali, recrimina Soldi: «È un grosso rammarico perché in fondo, un impegno come questo, non riguarda solo il territorio individuato, Prato, ma tutta la regione e anche l’Europa. Era necessaria la loro presenza anche solo per rispetto a tutto il mondo del lavoro che era rappresentato a Prato non solo per il consiglio comunale». Anche se la decisione è presa, tra i contrari i dubbi sono ancora molti, non tutte le informazioni sono chiare e soprattutto le persone non conoscono bene la materia. «Quello che vorrei capire – aggiunge Soldi riferendosi al modello a cui il nuovo hub tessile si è ispirato, quello svedese – è come si può comprare a scatola chiusa. Cioè se voglio esportare un macchinario, prima di comprarlo o quanto meno adottarlo lo vado a vedere, non compro a scatola chiusa». L’altro punto su cui il perito tessile Soldi si interroga è il fatto che la prima divisione degli scarti tessili e cioè quella tra second hand e quello destinata a essere buttata via si fa già, come si fa già la suddivisione tra tipi di tessuti e quella tra tessuti e cerniere, bottoni, orli, clips e altri accessori. Non c’è bisogno di un hub per continuare a farlo. «La cosa che mi preoccupa di più – conclude Soldi – è che da tutto questo ciclo è rimasto fuori il pronto moda ed i suoi scarti tessili. È una questione importante, sono la maggior parte della produzione».
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