Il Tirreno

Prato

l’emergenza 

Tagli alle classi e aule iperaffollate Alle superiori prime con trenta alunni

Maria Lardara
L’istituto superiore di Prato Gramsci-Keynes
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L’istituto superiore di Prato Gramsci-Keynes

Per il prossimo anno accorpamenti dalle primarie in poi. Ed è già sfumata la boccata d’ossigeno dei 45 insegnanti in più  

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PRATO. Meno alunni alla primaria, più aule affollate. Meno alunni alle superiori tenendo conto di possibili bocciature, più aule affollate. Il paradosso di classi tagliate e accorpate lo vivono soprattutto realtà di periferia come Vergaio, Paperino, Cafaggio. La boccata d’ossigeno delle 45 cattedre in più concesse in organico di diritto per settembre non è sufficiente per scongiurare l’accorpamento di classi in vista di settembre. Tira di qua e tira di là, la coperta risulta sempre corta anche se meno rispetto agli anni passati. «Con più organico avremmo evitato accorpamenti – sottolinea il preside Stefano Pollini, coordinatore della rete Rispo – Ma è anche vero che venivamo da una situazione pregressa di dotazione organica sottodimensionata: con i posti concessi quest’anno andremo a tamponare l’emergenza. Andrà meglio nel 2023 se il calo demografico dovesse mantenersi».

C’è una buona notizia. Dopo due anni, alla primaria Crocini di San Giorgio a Colonica si rifarà la prima classe: il taglio dell’anno scorso fu motivo di proteste accese fra i genitori, dirottati a Paperino. «Se recuperiamo una prima classe a San Giorgio, ne perdiamo una alla Poli di Cafaggio – racconta la preside Gabriella Franco – Saremo costretti a fare due prime classi da 25 alunni». Qui non c’entrano gli accorpamenti dettati da risparmio e razionalizzazione, ma influisce una situazione di calo demografico in certe zone della città.

L’anno scolastico è al capolinea ma già si sa che l’elementare Da Vinci di Vergaio avrà una prima “sold-out”, l’unica. «Per una questione numerica non è stata giustamente concessa una seconda classe ma ciò significa che potrò formare solo una prima da 24 iscritti senza poter accogliere più nessuno – sottolinea il preside del Gandhi Mario Battiato – Qualche richiesta ho dovuto già respingerla». Il forte tasso di mobilità della comunità cinese fa sì che tante richieste d’iscrizione arrivino a ridosso di settembre.

Se il calo demografico si fa sentire nel primo ciclo d’istruzione, sui banchi delle superiori ci sono ancora numeri importanti legati soprattutto alla presenza massiccia di studenti stranieri. Tagliate due classi intermedie all’istituto Marconi (una seconda e una quarta) dove il preside Paolo Cipriani si troverà però alle prese con tre prime classi in più. «Se non saranno 30, saranno 29 gli alunni che avrò in una classe. Dovrò così aumentare i turni di rotazione che attualmente interessano quattro classi: il prossimo anno saranno sette». Altro che distanza di sicurezza in tempo di Covid: accorpamento di classi è spesso sinonimo di sovraffollamento con il rischio di cambiare professori. Stessa musica al Copernico. «Avremo dei tagli rispetto alle ore autorizzate ma tutto dipenderà dal numero di bocciati – spiega il preside Stefano Gestri – l’anno scolastico ne abbiamo avuto diversi». Al Rodari mancheranno all’appello due future seconde e terze. «I risultati dei primo quadrimestre ci orientano già verso una previsione di due classi in meno», sottolinea il preside Mario Di Carlo. Al Gramsci-Keynes si darà una sforbiciata a due classi del liceo di scienze applicate che verranno accorpate, idem per un’altra dell’indirizzo ex geometri. Tradotto: anche qui ci si stringerà sui banchi, anche fino a 30 in classe. Negata inoltre la sesta prima classe di scienze applicate. Al Brunelleschi la preside Mariagrazia Ciambellotti aveva chiesto dieci prime classi ma l’ufficio scolastico ne ha autorizzato nove. «Devo tenere conto della presenza di undici alunni disabili». Due le classi intermedie perse per effetto di accorpamenti: dalla seconda alla terza al Brunelleschi e dalla prima alla seconda dello scientifico Livi.

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