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Lavorare 8 ore e non 12: parte lo sciopero

Protesta con presidio permanente alla Digi Accessori. Il sindacato SiCobas: «No alla presenza degli operai 7 giorni su 7»


07 maggio 2022 Alessandro Formichella


PRATO. “Un sistema di illegalità diffuso a macchia d’olio”, dice Luca Toscano del Sindacato di base. Da ieri mattina un nuovo sciopero davanti alla Digi accessori in via del Lazzeretto, zona di Grignano, rimette l’accento sulle difficili condizioni di lavoro di alcuni cittadini stranieri. Nella ditta ai confini fra il Macrolotto 2 e Prato sud, i cui titolari sono dei cittadini orientali, una ventina di lavoratori si occupano della distribuzione di grucce e accessori per un centinaio di aziende delle confezioni e dei pronto moda pratesi. Da ieri sette di questi lavoratori sono in sciopero e in presidio permanente davanti alla ditta. La rivendicazione, ancora una volta, secondo i SiCobas è quella di vedere riconosciuto il diritto a lavorare otto ore al giorno per cinque giorni lavorativi, “e non 12 ore al giorno sette giorni su sette, senza ferie e permessi”, come denuncia Luca Toscano. Il distretto tessile “ombra” inizia ad emergere in tutta la sua deflagrante realtà. A venire a galla. Tanto che adesso non è soltanto il sindacato SiCobas a porre la questione sulle condizioni di vivibilità dei lavoratori nelle piccole ditte dei pronti moda, con il relativo riconoscimento dei diritti stabiliti dai contratti di lavoro nazionali. Diverse realtà della città iniziano ad alzare la voce.

I sette lavoratori in agitazione sono iscritti al sindacato SiCobas. Durante lo sciopero di ieri, accordi verbali fra Luca Toscano e i titolari della Digi Accessori potrebbero portare alla risoluzione dello sciopero e del presidio già da lunedì prossimo. «Ma solo se i titolari portano alla regolarizzazione i lavoratori da contratti part time a tempo determinato a contratti a tempo indeterminato, a condizioni di 8 ore lavorative secondo i contratti nazionali di lavoro e con riposo nei festivi, oltre al riconoscimento di ferie e permessi. In altro modo, sciopero e presidio andranno avanti ad oltranza» chiosa Toscano.

Alì è arrivato con un barcone dalle coste greche a quelle siciliane circa sette anni fa.

Immigrato, 23 anni; parla poco inglese, ancora meno italiano. Alì è uno dei sette lavoratori pachistani in presidio davanti alla ditta. Vuole vivere in Italia, ma lavorando secondo le condizioni di diritto.

«Sono da 6 anni alla Digi’accessori. Il primo anno ho lavorato in nero, poi con un contratto a 4 ore al giorno, ma lavorando 12 ore. Senza riposo di domenica o sabato», dice il giovane. «Voglio che siano riconosciuti i nostri diritti, prima di tutto come persone».

Rifondazione comunista di Prato va all’attacco. E di fronte a quello che sta avvenendo alla Digi Accessori di via del Lazzeretto, va giù diretta affermando che «non è più rimandabile una risposta politica forte delle istituzioni e della società pratese contro lo sfruttamento e per il ripristino della legalità e della giustizia lavorativa», scrivono quelli di Rifondazione.

Per Giancarlo Giagnoni, coordinatore pratese della L. i. d. u. , «ogni diritto violato è una nostra battaglia». «Le vicende che vengono descritte e elencate da tempo sulle condizioni di molti lavoratori stranieri nel sistema dei pronto moda e confezioni, hanno ormai le caratteristiche di una violazione dei diritti umani più elementari. La città, la parte buona di Prato, deve rispondere in modo netto» dice Giagnoni.

«Prato è attrattiva per lo sfruttamento lavorativo. Ci sono migliaia di aziende illegali attorno al sistema dei pronto moda e confezioni. Il problema va affrontato andando a colpire chi c’è dietro allo sfruttamento lavorativo. È questi si chiamano, committenti. I numeri sono immensi». Massimiliano Brezzo, dirigente Filtea della Cgil, lo ripete un’altra volta. E lo dice da quindici anni.

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