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cronaca

Favori ai cinesi, a giudizio il consulente del lavoro Rosini

La giudice Scarlatti ha accolto le richieste della pm Canovai per quarantacinque imputati. Assolta una impiegata per non aver commesso il fatto


06 maggio 2022 Pasquale Petrella


PRATO. Rinvio a giudizio per il consulente del lavoro Filippo Rosini e per altri quarantaquattro imputati nell’ambito dell’inchiesta “colletti bianchi” che nel 2016 aveva scoperchiato all’interno di due studi commerciali un sistema di “fabbricazione” di documenti falsi per far ottenere il permesso di soggiorno o per richiederne il rinnovo a cittadini cinesi presenti sul territorio pratese e che non ne avrebbero avuto diritto. Fra i rinviati a giudizio la stragrande maggioranza sono proprio gli stessi orientali che hanno beneficiato di quei documenti.

Le accuse sostenute dal sostituto procuratore della Repubblica, Laura Canovai che ha ereditato il fascicolo dal collega Lorenzo Gestri, trasferito di recente alla Procura di Firenze, vanno dalla falsità ideologica, all’immigrazione clandestina, alla truffa. In pratica lo studio di Rosini si preoccupava di fornire buste paga fasulle con la complicità di ditte di confezioni, stirerie, pelletterie o altre aziende del genere con titolari orientali, ai vari cinesi che ne facevano richiesta, con la consapevolezza che quella documentazione sarebbe stata sufficiente «a indurre in errore il personale addetto all’Ufficio immigrazione, incaricato di svolgere una verifica formale sulla sussistenza dei requisiti essenziali all’ottenimento del rinnovo del permesso di soggiorno, e in particolare il requisito dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, e una conseguente capacità reddituale», come recita l’atto di accusa.

Nell’udienza preliminare di ieri davanti al giudice delle udienze preliminari Francesca Scarlatti, una dipendente italiana dello studio pratese di Rosini (che all’epoca ne aveva uno anche a Pistoia) ha chiesto il rito abbreviato e, difesa dall’avvocato Gabriele Terranova, è stata assolta per non aver commesso il fatto. Un’altra imputata orientale invece ha chiesto e ottenuto di patteggiare la pena. La posizione di altri quattordici imputati è stata stralciata perché irreperibili. In totale la giudice ha esaminato 64 posizioni: cinquantanove relative a cittadini cinesi e cinque relative a italiani.

Il processo comincerà nel mese di febbraio dell’anno prossimo. Ma c’è il termine di prescrizione che arriverà fra un anno e mezzo e porterà quasi sicuramente a mettere una pietra tombale su tutti i reati ipotizzati dalla procura. Un processo che sta avendo un cammino completamente diverso rispetto a quello che ha avuto l’altro studio commerciale che rimase coinvolto nell’inchiesta e che vide finire in carcere insieme a Filippo Rosini il commercialista veronese Alberto Robbi e Zhong Ranchang. Per questi ultimi due il processo si è già concluso e Robbi, che ha scelto il rito immediato, è in attesa della sentenza di primo grado (il pm ha chiesto 8 anni di carcere), mentre Ranchang è già stato condannato con rito abbreviato a 5 anni.
 

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