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Prato. Esclusa dal ballo delle debuttanti perché lesbica: "La scuola mi ha discriminata. Ora guarderò ballare mio fratello"

Quando la ragazza ha provato a chiedere di partecipare alla festa del Cicognini di Prato, la preside ha risposto che era accessibile solo alle coppie etero. Scoppia lo scandalo e c'è il passo indietro: "Lavoriamo per il prossimo anno"


06 maggio 2022 Cesare Bonifazi


PRATO. Francesca (nome di fantasia, ndr) resterà seduta in un angolo a guardare il fratello ballare con la propria ragazza. Per lei il ballo delle debuttanti al Cicognini di Prato è off limits. Il prossimo 18 giugno non potrà sfoggiare il suo abito nuovo né dichiarare al mondo chi è e chi ama. È lesbica, lo ha sempre saputo, e questo basta affinché per lei la pista da ballo rimanga un bel sogno. Qualche giorno fa, infatti, quando aveva proposto alla preside di partecipare con la sua ragazza, la risposta era stata un secco “no”: “La tradizione è che partecipino le coppie eterosessuali”. Solo dopo che la questione è stata portata fuori dalla scuola tramite Arcigay Prato, c’è stato il dietrofront della dirigente: “Pronti a ripensarci, ma dal prossimo anno”

“Tutte le ragazze che frequentano la quinta hanno la possibilità di partecipare al ballo delle debuttanti – racconta Francesca - e anch'io volevo invitare la mia ragazza, però non ne ho avuto la possibilità da parte dell’istituto perché la preside non era favorevole a far partecipare le coppie omosessuali. La cosa più assurda è che io ho un fratello che frequenta la mia stessa scuola il quale parteciperà con la sua ragazza. Voglio molto bene a mio fratello e mi fa piacere esserci per lui ma sarò solo una spettatrice di quel ballo a cui io non posso andare perché sono lesbica”.

Cos’è successo dopo?

“Ho insistito molto per partecipare ma, trovandomi solo muri davanti, ho deciso di rivolgermi ad Arcigay Prato. Alcuni attivisti sono venuti a scuola e hanno parlato con la preside ma non c’è stato niente da fare: il problema è che la tradizione vuole solo coppie eterosessuali”.

Cosa significa questo ballo?

“È una festa che organizza la scuola, un evento a cui partecipano tutte le ragazze dell’ultimo anno. Finora hanno partecipato solo coppie eterosessuali. Come è tradizione che la ragazza per il debutto in società inviti un uomo al ballo. Ho pensato: ma se non volessi andare con un uomo e volessi invece invitare una donna? Invece no. Il mio orientamento sessuale non è “tradizionale” secondo la scuola. Evidentemente viene vista come una cosa negativa, una cosa che fa male all’immagine della scuola. Quel no l’ho vissuto male: ci sono rimasta male e mi sono sentita ferita”.

È così importante partecipare?

“Sì, perché la nostra scuola è conosciuta per l’organizzazione di questi eventi: c’è per esempio la notte dei licei classici, la cena dei convittori. Sono tutte cose che nessun'altra scuola a Prato fa. Quindi sì: è un evento distintivo. Mi sono sentita esclusa dal mio stesso istituto”.

E come funziona?

“Le ragazze hanno sempre partecipato portando il proprio ragazzo. Venivano sottoposti loro dei cartoncini con i bozzetti di vestiti che verranno realizzati da una sarta: ci sono dei modelli e ogni ragazza sceglie quello che le piace di più. Vengono prese le misure e viene cucito il vestito. Una parte del vestito viene pagato dalla scuola e una parte con il contributo della famiglia. I maschi invece solitamente lo smoking. Insomma è un rito importante”.

Tu sei dichiarata in famiglia? Come l’hanno presa in casa?

“Fin da quando ero piccola sapevo di essere lesbica. Ma me lo sono tenuta dentro per tanti anni perché volevo avere la certezza che le persone mi prendessero sul serio. Quindi ho aspettato idi essere maggiorenne e il settembre scorso ho fatto il discorso ai miei. Loro sono rimasti un po' spiazzati sul momento perché non se l'aspettavano. Ci sono stati dei mesi turbolenti in cui è stato difficile fargliela digerire: ci sono state alcune discussioni ma poi, dopo un po’, l’hanno accettato. Mi hanno fatto capire che mi amano e che la cosa importante per loro era che fossi felice. E lo sono. A loro basta quello”.

Immagino che anche la tua ragazza non l’abbia presa bene…

“In realtà mi sono lasciata da poco. Ma avevo una ragazza a cui avrei voluto chiedere di venire”.

Avevi mai percepito il fatto che la scuola avesse queste posizioni sul tema dell’omosessualità?

“In generale no: l’ambiente è sereno e i docenti sono molto aperti. Tra ragazzi se ne parla tranquillamente. A scuola viene vissuta come una cosa normale, come dovrebbe essere. Fino a qualche giorno fa non mi sono mai sentita discriminata. È chiaro che ci sono persone che non vedono di buon occhio l’omosessualità, ma questo è un limite personale”.

Cosa ne pensi del fatto che la preside, dopo che la questione è stata portata a galla, abbia deciso di aprire alle coppie omosessuali ma solo dal prossimo anno?

“Ha fatto questo passo indietro per una semplice questione di immagine. Perché lei perché lei non voleva infangare il nome della scuola: uno scandalo del genere è un boomerang. Il mio pensiero è che non voleva fosse fatta cattiva pubblicità all’istituto e che i genitori decidessero di non finanziare più il ballo delle debuttanti. Se non avessimo deciso di portare a galla questa cosa, molto probabilmente sarebbe rimasto tutto com’è adesso, anche per il prossimo anno”.

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