Il Tirreno

Prato

Operai licenziati: «Bisogna arrivare ai committenti»

Alessandro Formichella
Il presidio dopo il licenziamento dei lavoratori
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Il presidio dopo il licenziamento dei lavoratori

Un sistema. Fatto di una rete di migliaia di micro aziende, spesso ditte individuali, che da anni copre il distretto tessile. E che si sta diffondendo sempre di più. È questo il sistema dei contoterzisti delle confezioni e dei pronto moda nel pratese

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PRATO. Un sistema. Fatto di una rete di migliaia di micro aziende, spesso ditte individuali, che da anni copre il distretto tessile. E che si sta diffondendo sempre di più. È questo il sistema dei contoterzisti delle confezioni e dei pronto moda nel pratese. Lo dice il sindacato SiCobas, lo conferma Massimiliano Brezzo, dirigente sindacale dei tessili della Cgil, sull’area vasta del distretto produttivo. Secondo la Cgil, è lo sfruttamento del lavoro dei cittadini stranieri, in modo particolare pachistani, bengalesi e cinesi nel mondo dei pronto moda. Vestiti e giacche viaggiano nel mondo, spesso in Europa, tracciate da sigle ed etichette. E dunque un sistema, ripete Brezzo, sul quale non sarebbe neppure difficile mettere mano. «Applicare le leggi vigenti, interpretarle nel modo corretto sarebbe sufficiente. Lo ripeto da 15 anni, inascoltato – spiega – Se una piccola ditta ha dipendenti a nero o con contratti non in regola, orari di lavoro paradossali, la legge ci permette di arrivare al committente, oltre al contoterzista, per imporre il pagamento di quanto dovuto e la regolarizzazione dei lavoratori». «Basterebbe questo, senza aggiungere altro», dice Massimiliano Brezzo. Situazioni come quella denunciata in via Carcerina ai confini fra Campi Bisenzio e Poggio a Caiano, secondo i sindacati, sono la regola nel “sottobosco” del mondo delle confezioni. Intanto, si attende l’arrivo degli ispettori del lavoro nelle due ditte di Campi Bisenzio, messe sotto l’obiettivo dai SiCobas e denunciate da 5 lavoratori costretti a 84 ore di lavoro settimanali, da anni senza ferie, né permessi, tanto meno riposo festivo. Che poi sono stati licenziati.«Sono centinaia le piccole aziende che copiano questo sistema di lavoro, almeno quelle che ci sono note – parla Luca Toscanodei SiCobas – e il sistema dell’illegalità e sfruttamento del lavoro, con tanto di connessa evasione fiscale, si sta allargando a macchia d’olio. Ci arrivano adesso molte denunce di lavoratori nella stessa situazione di quelli di via Carcerina, soprattutto dalle zone di Poggio a Caiano e Campi Bisenzio, dove emergono pronto moda e pelletterie che lavorano nelle stesse condizioni». «Gli ispettori del lavoro potranno indagare, ma non basterà una sanzione o la chiusura di qualche giorno delle due ditte di via Carcerina, fatto salvo che siano rilevati illeciti – precisa Massimiliano Brezzo – la questione vera è arrivare al committente e non puntare il dito solo sul terzista. Arrivando al committente, e la legge lo permette, si affronterebbe il problema dello sfruttamento del lavoro”. Gli ispettori del lavoro sono in arrivo. Lo ha deciso lo stesso ministro Andrea Orlando, su sollecito dell’assessora regionale Alessandra Nardini e del sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi. «Le ditte di questo tipo come in via Carcerina sanno benissimo a cosa vanno incontro. Sanno che tenere lavoratori a nero o con orari di 84 ore settimanali, con contratti part time, può avere una sanzione. Ma mettono tutto questo in bilancio, perché sanno bene che comunque il guadagno in ogni caso è molto più alto», commenta Luca Toscano.

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