Il Tirreno

Prato

Leonardo Pieraccioni indossa l’abito talare: «Che bello ereditare un bordello in Svizzera»

Rebecca Romoli
Leonardo Pieraccioni indossa l’abito talare: «Che bello ereditare un bordello in Svizzera»

L’attore fiorentino ha presentato il suo “Il sesso degli angeli” alla multisala Uci Cinema: stasera si replica all’Omnia Center  

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PRATO. Torna Leonardo Pieraccioni al cinema, una sala tutta esaurita per la proiezione di ieri sera alle 21 all’Uci Cinema di Campi Bisenzio e stesso bagno di folla previsto anche per la proiezione delle 20,30, di questa sera, all’Omnia Center di Prato, il multisala di Giometti. In questa pellicola cinematografica Pieraccioni vestirà gli abiti di un prete di frontiera di una chiesetta con mille difficoltà poco frequentata dai giovani che preferiscono i social. Don Simone, appunto, conduce però una vita tranquilla alla Chiesa degli Angeli a Firenze, frequentata da signore anziane, ma tutto cambia quando riceve la notizia che un eccentrico zio gli ha lasciato un’eredità in un avviatissima attività in Svizzera che forse potrà risollevare le sorti economiche della sua chiesa e potrà anche fargli smettere di prendere ammonizioni dalla Curia Romana per i suoi metodi innovativi di attirare i giovani. Unica condizione per entrare in possesso di questa eredità è accettare entro sette giorni e recarsi in Svizzera a fare un sopralluogo. Quando Don Simone arriva a Lugano, scopre di aver ereditato un immobile che però lo zio aveva destinato a casa di appuntamenti con un gruppo di stupende squillo di alto brodo capeggiate da Sabrina Ferilli nei panni di Lena. Da qui il dilemma: accettare l’eredità aiutando in questo modo a risolvere le questioni economiche della Chiesa degli Angeli o rifiutare per etica e doveri dell’abito talare? La commedia si basa su un continuo gioco degli equivoci come ha sottolineato anche l’attore, regista e sceneggiatore fiorentino: «Don Simone e Giacinto arrivano in abiti borghesi e non pensano minimamente che si troveranno alle prese con un bordello di lusso dove tutte le certezze sono destinate a vacillare». Nel cast anche Marcello Fonte nel ruolo di Giacinto il fedele sagrestano e Massimo Ceccherini nel ruolo dello zio eccentrico Waldemaro che incita il nipote prete, Don Simone, a gustare le “puppe a pera” con un dovuto omaggio ad un altro comico toscano Francesco Nuti. Il regista-attore toscano spiega che l’idea di questo quattordicesimo film gli è venuta mentre stava scrivendo con lo sceneggiatore Filippo Bologna un altro film. «Quando il mio produttore esecutivo – spiega Pieraccioni – mi ha chiesto notizie sulla stesura del copione, gli ho risposto che il lavoro fatto fino ad ora poteva risultare divertente, ma l’idea di base non era poi cosi accattivante come poteva essere quella di un “prete di provincia che ereditava bordello in Svizzera”». «Quando si pensava al ruolo dello zio Valdemaro, il "Luciferone malefico" – ha risposto Pieraccioni su Ceccherini – mi sono imbattuto in una fotografia di un ottantenne londinese che incarnava alla perfezione il look che avrei voluto per questo personaggio e allora ho pensato di truccare Ceccherini da anziano. Massimo è un attore strepitoso, sono convinto che sia sempre un interprete preciso, perfetto, anche truccato da ottantenne e tra l'altro ormai a quell'età sta per arrivarci davvero».
 

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