Gioco
Tre pazienti su 4 scoprono di avere il Covid soltanto quando entrano al Santo Stefano
La direttrice dell’ospedale aggiorna le statistiche. Da due settimane il reparto di Malattie infettive è tornato alla normalità
PRATO. La cautela è ancora d’obbligo anche se dopo tanto tempo un raggio di luce arriva dal reparto di malattie infettive, diventato “Covid free” da due settimane: qui dieci pazienti sono ricoverati in questo periodo per patologie infettive diverse dal coronavirus.
A due settimane dalla fine dello stato di emergenza nazionale, è comunque troppo presto per rivedere l’assetto delle aree di degenza Covid: questo l’orientamento della direzione sanitaria dell’ospedale Santo Stefano che rimanda a dopo Pasqua la scelta di ridurre o meno il numero dei letti Covid.
Parte da un dato ben preciso la numero uno dell’ospedale di Galciana, la direttrice Sara Melani: ben il 75 per cento dei ricoverati in area Covid è entrato in ospedale a causa di altre patologie per risultare positivo asintomatico, dopo aver messo piede in ospedale ed essersi sottoposto al tampone di routine. Uno dei casi più recenti è quello di una persona colpita da ictus che ha scoperto di essere positiva al pronto soccorso per poi essere ricoverata in degenza ordinaria. Questo significa che tre pazienti Covid su quattro vanno in ospedale per malattie diverse dal coronavirus mentre il 25 per cento dei malati Covid presenta una sintomatologia respiratoria importante tale da richiedere l’ospedalizzazione.
Questa fetta così nutrita di pazienti positivi asintomatici con altre malattie più urgenti e prioritarie fa sì che l’ospedale ultimamente li gestisca con un approccio di tipo specialistico, privilegiando la presa in carico da parte del medico specialista di riferimento dopo l’invio al settore Covid 1 o 2. Anche perché può succedere che la persona si negativizzi ma nel frattempo abbia bisogno ancora del ricovero per la sua patologia: per questo motivo un’ipotesi potrebbe essere quella di creare delle “bolle” Covid specifiche nei reparti ordinari. In ogni caso la guardia resta alta: al momento si contano 46 letti occupati in area Covid e sei sono i posti liberi mentre in terapia intensiva quelli occupati sono sei su dieci. «È ancora troppo presto per smantellare questo modello – ribadisce la direttrice Sara Melani – Ci prendiamo almeno una settimana di tempo per capire come rimodulare l’offerta di letti Covid tenendo conto che l’andamento dei ricoveri nelle ultime due settimane è stato molto variabile e altalenante: ci sono giornate in cui oscilliamo fra zero e sette picchi di ricoveri Covid – fa notare la direttrice – Meglio dunque la cautela in questa fase mantenendo l’assetto attuale». E in ogni caso rimangono sempre a disposizione, almeno per il momento, strutture esterne come La Melagrana e il centro Pegaso 1 nell’ex Creaf. Mentre restano dunque aperti per i malati di Covid il settore 1 e settore 2 al secondo piano del Santo Stefano, gradualmente la chirurgia riprende il suo ritmo così da snellire le liste d’attesa dei cittadini che aspettano un intervento: 28 i letti disponibili nel settore 3 cui si aggiungono altri 18 nel settore 6. «Ma già da qualche mese – ribadisce Melani – avevamo riportato l’attenzione sull’area chirurgica nell’ottica di un ritorno alla normalità».
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