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Prato

il caso

L'azienda cinese ha 214 dipendenti, ma non esiste

L'azienda cinese ha 214 dipendenti, ma non esiste

La storia dell’azienda fasulla è stata rievocata nel corso del processo ai consulenti accusati di aver agevolato la concessione di permessi di soggiorno

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PRATO. C’era una confezione cinese, a Sesto Fiorentino, che in pochi anni aveva assunto la bellezza di 214 operai. Sarebbe stata forse la confezione più grande di tutta la Toscana. Con un piccolo particolare: non esisteva.

La storia della confezione fantasma è stata rievocata ieri nel corso del processo che vede imputati i consulenti del lavoro Alessandro Frati e Alessandra Belliti, il ragioniere Giuseppe Cannatà e il consulente Wu Chao. I quattro sono accusati di aver agevolato il rilascio di permessi di soggiorno a decine di cittadini cinesi grazie ad assunzioni fasulle in aziende che, come quella di Sesto Fiorentino, in realtà non esistevano. Un’altra di queste aziende fantasma si trovava a Prato, in via 4 Novembre al numero 19. Anche di qui teoricamente sono transitati molti operai cinesi, ma da lì non è mai uscito un indumento finito. I quattro imputati (difesi dagli avvocati Antonino Denaro e Riccardo Fantappiè) furono messi agli arresti domiciliari nell’ottobre dell’anno scorso all’esito di un’inchiesta partita da un accertamento della polizia municipale e condotta dalla guardia di finanza, coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli.

Ieri in aula è stato ascoltato uno dei finanzieri che hanno svolto le indagini, con ampio uso delle intercettazioni telefoniche. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, era lo studio Lx gestito da due sorelle cinesi a procurare i clienti ai “colletti bianchi” italiani che secondo l’accusa hanno certificato l’esistenza di rapporti di lavoro che poi si sono rivelati fasulli. Il finanziere ha citato anche una telefonata preoccupata di Frati a Cannatà nel settembre 2017 quando erano iniziati i controlli sulle confezioni dopo l’incendio in cui morirono due operai cinesi a Vaiano. Il processo è stato poi rinviato al 9 maggio.
 

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